“Abbiamo visto in atto diverse tecniche comunicative di formazione e addomesticamento di massa“.
Così parla la giornalista Martina Pastorelli nella sala Capitolare di Palazzo Minerva in Senato.
L’occasione per stilare quelle che sono state le tecniche di “informazione” adottate dalle istituzioni nell’era Covid, è la XXI giornata per ricordare le persone decedute o rese disabili da vaccini. L’iniziativa è del senatore Claudio Borghi, spesso in prima linea nell’affrontare l’argomento.
Ciò che ha catturato l’attenzione prima, e che continua a farlo oggi, è il Digital Services Act (DSA), la legge europea per la prevenzione delle cosiddette “fake news”, che negli ultimi tempi ha iniziato ad agire sulle piattaforme social cancellando i post/tweet considerati pericolosi perché di “disinformazione”.
“Il DSA ufficializza – dice Pastorelli in aula – la possibilità di dichiarare cancellabili voci dissidenti, non illegali, su piattaforme online e motori di ricerca: di fatto appunto di operare una censura. Ora, nel momento in cui io stabilisco che un’autorità può dichiarare che cosa è informazione o disinformazione, capiamo che tutto il resto viene da sé“.
“Ecco che cosa sta succedendo: mentre da un lato si alza il volume della disinformazione da parte di certi soggetti, dall’altro si censura la verità in nome della lotta alla disinformazione. Il compito tra l’altro di individuare i contenuti ‘disinformanti’ sarà sempre più facile attraverso l’applicazione crescente di algoritmi e in generale dell’intelligenza artificiale, che si aggiunge al lavoro di schiere di fact checkers, i guardiani dell’ortodossia. Sappiate che nelle università degli Stati Uniti stanno spopolando i corsi per quelli che vengono definiti ‘verificatori’, per fact checkers. Quindi censurare, magari per conto di Big Pharma, notizie ed opinioni scomode per l’industria farmaceutica stessa sarà il mestiere del futuro“.
Guarda qui il suo intervento.
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