Se ne è discusso anche in Parlamento: all’Università di Sassari è presente un corso, con esame annesso, tenuto da Federico Zappino dal titolo ‘Teoria Gender e Queer’. Tra i libri di testo ha ‘Elementi di critica omosessuale’ di Mario Mieli.
“Ci sono degli studi di gender, fantastico. Vi prego perciò di dire ancora che il gender non esiste. Tutte le volte che il gender viene criticato c’è qualcuno che afferma l’inesistenza dello stesso. Se lo insegnano all’università vuol dire che allora esiste e deve essere accettata la critica, è un diritto. Il gender c’è eccome e fa danni enormi” esordisce Simone Pillon in diretta, aprendo una discussione che vede tra le parti in causa anche Giorgio Bozzo in opposizione.
Questo passaggio di Mieli è però ciò di cui in questa settimana parlano tutti: «Noi, sì, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l’amore con loro. Per questo la pederastia è tanto duramente condannata: essa rivolge messaggi amorosi al bambino che la società invece, tramite la famiglia, traumatizza, educastra, nega, calando sul suo erotismo la griglia edipica. (…) La pederastia, invece “è una freccia di libidine scagliata verso il feto”».
“Mario Mieli ha inneggiato apertamente alla pedofilia” continua Pillon, “è un orrore, uno schifo. Spero che il mondo gender prenda distanza dalle parole di Mieli”.
Bozzo però ha un’altra opinione: “Condanno la pedofilia e ci mancherebbe altro, ma non si può leggere fuori contesto un libro come quello. Non è un libro che leggono tutti, è un libro che si inquadra in quel contesto politico e sociale degli anni ’60“.
Lo scontro in diretta tra Giorgio Bozzo e Simone Pillon, intervistati da Francesco Borgonovo e Ilario Di Giovambattista.
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