Il governo della destra bluette neoliberale e finanziaria di Giorgia Meloni ha dato ancora una volta un’eroica prova di patriottismo e di difesa strenua e pugnace dell’interesse del popolo italiano: ha aumentato perfino di 3 euro le pensioni minime.
Come non mi stanco di ribadire, Orwell era letteralmente un dilettante e 1984, riletto oggi, appare come un romanzo di realismo puro. Perfino gli 80 euro del tosconichilista Matteo Renzi, al tempo da noi criticati in maniera asperrima, appaiono decisamente più dignitosi o, se preferite, meno offensivi dei 3 euro di aumento per le pensioni minime poste in essere dal governo della destra bluette.
Ci sentiamo in dovere di esortare accuratamente i pensionati a fare buon uso di questo lauto aumento, non sperperandolo tutto in una volta.
Aldilà dell’ironia, con tutta evidenza si tratta di un governo ogni giorno più giullaresco e ridicolo.
Un governo che si conferma sotto ogni profilo la continuazione peggiorativa, se mai è possibile, del precedente governo dell’euroinomane delle brume di Bruxelles, l’austerico e unto dai mercati Mario Draghi. Il governo di Giorgia Meloni ha rapidamente tradito una dopo l’altra tutte le sue premesse e le sue promesse, rivelandosi sotto ogni riguardo un governo di completamento dell’interesse finanziario di Wall Street, o meglio, di “War Street”, come bisognerebbe chiamarla. Un governo di completamento dell’interesse finanziario ma poi anche di completamento dell’imperialismo a stelle e strisce dell’Occidente, o meglio, dell’Uccidente pantoclasta e tecnonichilista.
Non dimentichiamo che, mentre viene alzata di addirittura 3 euro la pensione minima degli italiani, la Camera ha assunto due nuovi executive chef per titillare i sontuosi palati dei politici italiani, sempre più simili a zelanti maggiordomi che rispondono con solerzia ai diktat del padronato cosmopolitico, la classe dominante transnazionale, il blocco oligarchico neoliberale.
Insomma, la situazione è ogni giorno più tragica, ma non riesce naturalmente in alcun modo a essere seria.
Il governo della destra bluette di Giorgia Meloni rappresenta al meglio la scena descritta da Dante nel Purgatorio allorché parla della sua amata e al tempo stesso odiata Firenze. Dante dice che Firenze è simile a quel malato che, soffrendo, si volta senza posa di continuo su un lato e poi sull’altro per alleviare le proprie sofferenze. Ebbene, la situazione della politica in Italia, in Europa e nell’Occidente tutto sembra davvero simile a quella della Firenze descritta da Dante.
La politica come alternanza senza alternativa oggi vede l’alternarsi di una destra bluette neoliberale e filoimperialista e di una sinistra fucsia neoliberale e filoimperialista che appunto con la loro omogeneità bipolare pongono in essere non già le basi per l’alternativa ma soltanto la negazione dell’alternativa mediante l’alternanza tra forze che, comunque le si vogliano considerare, appaiono del tutto riconducibili al partito unico, fintamente articolato, del capitale. Partito che è simile a un’aquila che vola alta nei cieli della globalizzazione turbocapitalistica per poi planare rapacemente verso il basso e depredare i popoli, i lavoratori e le nazioni.
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