L’Europa fa retromarcia. Come stabilito nel 2019 dalla Commissione Europea, nel 2035 sarà la fine delle auto vecchio stampo in favore dell’elettrico. Sebbene inizialmente ci sia stato un ripensamento, soprattutto nel periodo post-Covid, ora pare davvero ufficiale.
Non ci saranno più i motori a scoppio che utilizzino il gasolio piuttosto che la benzina, ma anche gas e GPL: non dovranno più essere prodotti e venduti e si dovrà passare all’elettrico.
Il discorso viene ripreso e completato proprio all’inizio del secondo mandato di Ursula von der Leyen: il 2035 è un anno estremamente lontano per gli individui, ma non per chi guarda a lungo termine come produttori e investitori, per i quali anzi è praticamente dietro l’angolo.
Solo che c’è un piccolo problema, cioè che l’industria automobilistica europea, a partire da quella tedesca, sta soffrendo moltissimo questa prospettiva di blocco dei motori endotermici. Questo perché da noi costa di più produrre l’elettrico che in Cina, come è ovvio visto che dove non ci sono garanzie per i lavoratori, non ci sono neanche garanzie di standard di sicurezza e sicurezza del prodotto. Ovvio che il tutto costi anche molto meno.
Lo sviluppo dell’elettrico in Europa si è bloccato al 12%, in Italia siamo fermi al 4% e, anzi, stanno chiudendo gli impianti che producono auto a trazione elettrica.
La battaglia alla CO2 ci porta insomma dentro una situazione complicata che incomincia a essere considerata complicata anche da chi prima non la reputava tale.
Ascoltate cosa ci ha detto il giornalista del Corriere della Sera Edoardo Nastri a ‘Lavori in Corso’ | 9 settembre 2024
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