Un’Italia tanto diversa da quella abbattuta dalla Svizzera due mesi fa all’Europeo per un inizio così tanto simile alla peggiore versione degli Azzurri? Forse era un residuo di arrendevolezza dovuto al fatto che il direttore di gara è stato uno svizzero, ma la rete di Barcola, germogliata da un “controllo” horror di Di Lorenzo, più che uno svantaggio è sembrata un incubo. Poco dopo è cominciata l’Italia: quella di un Pellegrini strategico tra le linee e di un Tonali ispirato in rifinitura, con la fisicità impattante di Frattesi e un Retegui a caccia del corridoio giusto con le accelerazioni nei sedici metri.
Il pareggio dell’Italia sarebbe potuto arrivare anche prima, per esempio col colpo di testa di Frattesi, ma il gol dell’1-1 è un grande fiore, che apre i suoi petali a destra con il cambio di gioco di Pellegrini a beneficio di Cambiaso e il triangolo volante tra Dimarco e Tonali, finalizzato da un sinistro dell’interista stupefacente in primis per il suo autore.
Per la ripresa, fuori un Pellegrini decoroso a beneficio di un assetto più pungente e più rischioso, perché Spalletti fiuta l’aria dell’impresa e forza gli equilibri. Ha ragione, il CT rasserenato nei toni e nell’ espressione, perché la mediana di Deschamps si fa burro per mancanza di lucidità e l’Italia si mostra via via più affilata, tra vantaggio e approdo a un 1 – 3 che trasforma la grandeur degli spalti in un bisbiglio dall’accento francofono, simile a quello per la sorpresa di vedere un bidè nel bagno di un albergo.
Zazzarazàz, zazzarazàz…
Paolo Marcacci
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