Doveva essere cacciato dal partito. La causale era che “metteva in imbarazzo la Meloni” per le sue battaglie: quello di Sergio Berlato è l’unico caso nella storia delle europee di un eurodeputato fatto fuori prima di essere eletto.
“No Vax”, “negazionista” e perfino “idolo dei terrapiattisti”: le etichette si sono sprecate in campagna elettorale, dove però Berlato è arrivato senza subire richiami di alcun tipo dal partito, staccando 46.011 preferenze nella tornata dell’8 e 9 giugno. Un numero molto rilevante, se considerato che i voti valevano solo per la circoscrizione nord-est, dove Berlato seguiva il nome di Giorgia Meloni. Dati che vanno poco o nulla d’accordo con le narrazioni che vedevano i “free vax” come pochi elementi rumorosi.
Ma l’impegno di Berlato ora non sarà solo contrastare le nuove leggi di stampo totalitario sulla salute. In molti temono che la realpolitik possa corrompere anche le battaglie portate avanti da lui e pochi altri. Su questo dubbio, Berlato non lascia nulla all’immaginazione nella sua prima intervista: “L’ho sempre detto e lo ribadisco: sono assolutamente contrario alla cessione della sovranità sanitaria a favore dell’OMS, la cui credibilità è strettamente legata a quella dei finanziatori“.
E neppure la linea partitica su chi guiderà la nuova Europa prevarrà sul pensiero di sempre: “Lo ribadisco adesso, prima dei cinque anni in cui farò parte del Parlamento Europeo: io non voterò la riconferma della Von der Leyen a capo della Commissione Europea. Neanche se mi legano mani e piedi. Neanche se mi narcotizzano“.
E sugli altri “nomi”? “Non voterò mai neppure Mario Draghi in eventuale sostituzione della Von der Leyen. L’ho scritto, l’ho detto e lo riconfermo adesso. Lo dico per evitare che qualcuno dica che dopo le elezioni le persone cambiano. Io non sono fatto così“.
L’intervista di Fabio Duranti a Sergio Berlato | 11 giugno 2024
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