Comunque andrà il 7 e l’8 giugno, una verità resterà nello sfondo: se non ti occupi della politica, la politica si occuperà di te.
I parlamentari eletti per l’Italia saranno sempre 78, come sempre 750 saranno quelli in totale nelle aule di Strasburgo e Bruxelles. Vero è che bisogna fare i conti con un’insoddisfazione generale che fa il paio con la totale avversità verso le cabine elettorali. Poi però c’è la realtà: quella che non impedirà al sistema, con tutte le sue storpiature, di andare avanti.
L’astensione come elemento di insoddisfazione si può capire. Ma come arma di dissenso possiamo essere sicuri che funzioni?
Prova non ce n’è. Come vero è che la triste tendenza di non far seguire i fatti alle parole continua inesorabile su quelli che sono i principali temi sul tavolo: guerra, Europa e fondi annessi.
Questo è quello che la politica italiana ha dimostrato negli ultimi anni: un’alternanza senza alternativa che si intervalla tra un governo tecnico e l’altro. Le persone però restano: difficili da trovare eppure esistenti, quelle che potrebbero portare una voce sui banchi di Bruxelles.
Provare è lecito, perché dopotutto il partito dell’astensione ha dimostrato ampiamente di non essere l’alternativa, ma di legittimare l’alternanza.
L’editoriale di Fabio Duranti.
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