Sembrava destinata a essere una vittoria di lungo muso del Bologna, ma è pur vero che “il calcio è una cosa semplice”.
Semplice, ma efficace. Come le giocate di Yildiz. Come la capitalizzazione di un passaggio in difesa che nei piedi di Federico Chiesa diventa gol. Come una punizione calciata da un veterano polacco che, quando interpellato, risponde sempre presente.
Il Bologna di Thiago Motta fa festa per 70 minuti, poi la copertina se la prende l’esultanza incontenibile di Montero.
Era perfino finito sulla graticola delle dirigenze social, quando sotto di due a zero nei primi dieci minuti si è sentito intonare cori pro-Allegri dalla curva bianconera. La Juventus che neppure si può chiamare sua sembra una squadra in vacanza, in preda alla tela di passaggi bolognese. Totalmente in bambola davanti alla concretezza della doppietta di Calafiori, che a giudicare dall’esultanza pare quasi volerci pensare se andare dall’altra parte nell’immediato futuro.
Poi Montero decide di fare l’Allegri. Dentro Yildiz per Gatti, dentro Milik per Vlahovic: in gol tutti e due.
Dà inizio Chiesa a una rimonta di lunghissimo muso, intercettando un passaggio folle di Lucumì e freddando Skorupsky. Tutto davanti a un compiaciuto Spalletti, che avrà pensato in sintonia con Giuntoli che è lui che deve essere al centro del villaggio.
Il Bologna festeggia le stelle della Champions, ma dà per scontato che quelle della Juve siano nello spogliatoio dopo la vittoria in Coppa Italia. In sottofondo si sentono quasi le parole di uno spettro che infesta il Dall’Ara: “Tra giocar bene e vincere c’è differenza. Sembra sottile, ma non lo è”.
Motta prende appunti per il futuro immediato. Qualunque sia la destinazione.
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