Una nota stonata (o forse un po’ di più) non vanifica una carriera. Albano Carrisi ricorderà per sempre la sera del 15 maggio, quando prima di Atalanta Juventus è chiamato a intonare a cappella l’inno di Mameli.
Un momento solenne, tradizionale della finale di Coppa Italia. Ma l’imprevisto è dietro l’angolo, quando hai la concorrenza di decine di migliaia di tifosi che intonano tutt’altro. Al Bano fa un piccolo errore nella prima intonazione, e prende l’inno nazionale con la stessa nota con cui i tifosi stavano intonando “olè olè olè, Juve, Juve“. Così quel “Fratelli d’Italia” diventa una nota già impegnativa da raggiungere, persino per uno come lui. La frittata però arriva dopo, perché a metà inno la tonalità cambia e si alza ancor di più. Questo perché mentre Al Bano canta, i tifosi continuano ad andare per fatti loro: nessuno intona il celebre “poropopopopopo“, la cui ultima nota serve a proseguire con la seconda parte.
L’errore è dietro l’angolo: il cantante continua a cantare l’inno sulla stessa tonalità del primo capoverso, per arrivare alla fine praticamente spacciato. “Siam pronti alla morte l’Italia chiamò“, lo fa in un tono completamente diverso da quello originale, dando come risultato un inno praticamente riscritto.
“Chiedo scusa per aver avuto il coraggio di continuare”, dice Al Bano ai nostri microfoni, “ma io non ho mai sentito un rumore del genere in vita mia. Sfido chiunque a continuare con quel sottofondo“.
Tante le critiche – anche ingenerose – riservategli dopo il match, ma anche segni di affetto: “Mi ha chiamato Roby Facchinetti, mi ha detto che gli è piaciuto quando ho ripetuto “Italia, Italia”. Io ti difenderò“
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