La vicenda di Antonio Scurati ha fatto tornare in voga il vecchio argomento della censura in TV. Un fenomeno di cui si è parlato in lungo e in largo ma ancora tutto da scoprire. Ma soprattutto qualcosa che, al contrario di come si potrebbe pensare, è estremamente attuale.
Se infatti allo scrittore che chiede al governo di dichiararsi antifascista è andata piuttosto bene, con il monologo letto in ogni dove e pubblicità continua a lui e ai suoi libri, molti altri censurati dell’ultima ora non possono dire lo stesso.
Abbiamo parlato nei giorni scorsi di quanto accaduto a Diego Fusaro a Rai 3, quando il volume si abbasso di colpo e tutto fu spiegato come un guasto.
Ma ancora, Vanni Frajese (endocrinologo) e Alberto Contri (docente) hanno avuto a che fare col braccio armato della TV negli anni della pandemia.
“Quello che è successo a Diego è purtroppo molto comune”, racconta Frajese, “io andai dalla Merlino e a me fecero ancora di peggio: prima mandarono la pubblicità, poi mi hanno tagliato la linea senza neppure salutarmi. Probabilmente avevo dato un fastidio incredibile.
“Di fatto non c’è spazio per la verità o per la riflessione. Vedo colleghi magari laureati in medicina presenti costantemente ma che raccontano la solita narrativa vecchia e ridicola, se non tragica visto quello che sta accadendo”.
L’impressione di chi ha provato quest’esperienza è presto detta: “Se ti invitano lo fanno in dieci contro uno. Lo fanno per smontarti o deriderti, tra gente che scuote la testa o che ride. Fa parte di quel teatrino che deve mandare un messaggio. Se non ci riescono non ti invitano neanche più, perché sei troppo pericoloso“.
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