Esteri

L’UE utilizzerà per la prima volta il bilancio comune per la produzione di armi

Questo è un periodo storico particolarmente impegnativo per l’Unione Europea. Il conflitto russo-ucraino che si protrae da ormai tre anni, sta facendo scontare all’Ucraina un enorme quantitativo di vite umane. L’ultimo attacco dei raid russi è avvenuto sulle centrali elettriche del Paese: 1 mln di cittadini ucraini si sono ritrovati senza corrente. È in momenti come questi che per sostenere appieno il conflitto, la produzione di armi diventa fondamentale. La Commissione Europea ha deciso infatti di stanziare ben 500 milioni di euro per la produzione di armamenti all’interno dell’UE. “È un momento storico senza precedenti. Questa è la prima volta che utilizziamo il bilancio dell’UE per sostenere le capacità produttive dell’industria della difesa” ha detto il Commissario UE dell’Industria Thierry Breton. In totale sono stati finanziati ben 31 progetti per la difesa armata, con l’intento di accrescere la produzione di esplosivi di 4.300 tonnellate all’anno, 10 mila tonnellate di polvere da sparo e 1,3 milioni di proiettili. Tale decisione rientra negli obiettivi promossi dal programma Asap, per supportare l’esercito ucraino nella guerra contro la Russia. La produzione di armamenti si intensificherà con l’ambizione di riuscire a fabbricare oltre due milioni di proiettili entro il 2026. Il programma è stato lanciato a maggio del 2023 con l’erogazione di 500 milioni di fondi comuni dell’UE.

Come funzionerà?

In totale saranno 31 i progetti industriali per la difesa finanziati dall’UE. I paesi coinvolti saranno Italia, Grecia, Polonia, Francia, Norvegia, Germania, Spagna, Slovacchia, Finlandia, Lettonia, Repubblica Ceca e Romania. Ogni Paese si occuperà di sostenere diversi settori di produzione: esplosivi, munizioni, polvere da sparo, bossoli, involucri e razzi. Per esempio l’Italia prenderà parte al progetto relativo alle polveri da sparo, con l’ausilio dell’azienda Simmend Difesa S.p.A., per un budget di 41,3 milioni. Mentre la Baschieri e Pellagri S.p.A. avranno a disposizione un budget di 3,7 milioni di euro sempre per la medesima produzione.

La quantità dei fondi è sufficiente?

In tutto l’Unione Europea ha a disposizione attualmente 2 miliardi di euro in finanziamenti per la difesa. Un numero che nonostante tutto non potrà mai eguagliare la quantità di armamenti prodotta dalla Russia. Bisogna considerare infatti che attualmente la Russia produce il triplo delle munizioni dell’Ue e degli Stati Uniti d’America. Inoltre anche i fondi stanziati per le spese militari risultano essere insufficienti. Basti pensare che entro il 2024 Bruxelles avrebbe dovuto consegnare a Kiev 1 milione di proiettili: munizioni che non sono mai arrivate. Finora l’esercito ucraino si trova in palese svantaggio rispetto a quello russo. La produzione di armi è manchevole e sono giunti a destinazione solo metà delle munizioni promesse. Persino i 2 milioni di proiettili previsti per il 2026 non risultano essere abbastanza. Inoltre i soldati ucraini sono considerevolmente stremati dalla guerra e molti scappano via dal fronte. Si tratta di un conflitto che sta decimando un’intera generazione e i numeri dei morti sono destinati a crescere in modo esponenziale. Se guardiamo i numeri c’è una discrepanza evidente: Mosca produce “circa 250.000 munizioni di artiglieria al mese, ovvero circa 3 milioni all’anno, secondo le stime dell’intelligence della Nato” stando a quanto riporta la CNN.

Quali conseguenze per l’Ucraina?

Nonostante l’UE abbia deciso di usufruire del suo bilancio interno per incrementare la produzione di armi: questa decisione potrebbe non portare alcun impatto di rilievo nell’ambito del conflitto russo-ucraino. A seguito dell’incontro di Weimar avvenuto venerdì scorso tra Germania, Francia e Polonia, Scholz e Macron hanno deciso di acquistare i proiettili sul mercato globale, e di non avvalersi unicamente della produzione interna dell’Ue. Quindi nonostante l’utilizzo di fondi UE comuni per la produzione di munizioni è decisamente un passo importante, si può dire che la corsa al riarmo sia partita leggermente sottotono. Questo perché l’Unione Europea non possiede ad oggi le risorse necessarie per sostenere una vera e propria economia di guerra. Quindi siamo davvero sicuri che perpetuare il conflitto russo-ucraino, possa essere la strada migliore?

Francesca d'Amato

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