Lo scenario di una nuova grande guerra comincia a farsi sempre più concreto.
Le ultime parole del premier polacco Donald Tusk gettano ancora più preoccupazione nei cittadini europei. “Siamo in un’era prebellica, se Kiev perde nessuno di noi sarà più al sicuro. So che sembra devastante, soprattutto per i più giovani, ma dobbiamo abituarci mentalmente all’arrivo di una nuova era. Non c’è motivo per cui gli europei non debbano rispettare un principio fondamentale e spendere almeno il 2% del Pil per la difesa“. L’invito è a prepararsi mentalmente a una guerra che se dovesse davvero allargarsi coinvolgerà due blocchi con capacità nucleari enormi. Meno incoraggianti invece sono i leader europei verso la terza via della diplomazia. Al contrario, il vento del riarmo e della mobilitazione generale è sempre più forte. “Ci stiamo riarmando perché vogliamo evitare la guerra“, ha detto la premier danese Frederiksen dopo aver proposto l’estensione della leva obbligatoria anche per le donne. Ma il riarmo e la mobilitazione, storicamente, non hanno mai portato alla pace.
Ilario Di Giovambattista e Marco Antonellis in diretta commentano le parole del premier danese.
“Siamo alla vigilia di Pasqua – commenta Di Giovambattista – e io mi devo sentire, da cittadino italiano, il presidente polacco che dice che ci dobbiamo preparare alla guerra, ormai alle porte come alla seconda guerra mondiale? Noi dobbiamo fare la guerra? Ma siete pazzi?
Gli italiani non la vogliono fare la guerra: noi vogliamo vivere serenamente“.
Antonellis esprime una preoccupazione non troppo remota: l’errore.
“Basta un missile sparato male. Io ho paura non tanto della cosa volontaria, perché poi non credo che Putin sia così pazzo. Ho paura dell’incidente. L’errore umano. Anche perché le strategie militari adesso vengono fatte per lo più attraverso computer, attraverso algoritmi, attraverso la famosa intelligenza artificiale. Speriamo che questa intelligenza artificiale non sia troppo stupida, perché molto spesso i generali vanno appresso a scenari predefiniti, precostituiti da dei computer che hanno una complessità che neanche potete immaginare“.
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