Mentre l’Italia si perde in questioni di importanza marginale, l’Europa si trova a dover fronteggiare le ambiguità di Ursula von der Leyen.
La sua candidatura, con un piede da una parte nella presidenza e dall’altro nella rogna politica, solleva delle interessanti domande sulla coerenza e sulla trasparenza delle istituzioni europee. Mentre i politici si scambiano accuse e critiche, la politica europea sembrerebbe essere un gioco di potere e di intrighi più che un esercizio di democrazia, come ci venne raccontato decenni fa.
Von der Leyen, con le sue proposte discutibili e le sue decisioni opache, sembra incarnare una élite distaccata, totalmente distaccata, dalla realtà che vivono i cittadini europei fra accuse di eccesso di potere e mancanza di trasparenza che mettono in discussione la sua leadership politica. La proposta di utilizzare gli extraprofitti degli asset russi congelati per fini militari solleva dubbi anche sulla legalità.
In un momento di incertezza politica, l’Europa guarda avanti con un misto di curiosità e di apprensione, chiedendosi quale sarà il prossimo atto di questo dramma politico tutto europeo.
È una partita importante, con un giocatore che ha un vantaggio iniziale e agisce a proprio piacimento, influenzando il futuro.
Insomma, sembra proprio che, come quando anni fa vi dissi che l’elezione di Ursula von der Leyen avrebbe creato gravi problemi, sembra proprio che continui questa situazione. L’Europa ormai non è più, e forse non lo è mai stata, un’Europa politica, ma un agglomerato di Stati che non hanno una visione comune, non hanno una politica comune e soprattutto non hanno interessi comuni, ma anzi hanno, come avevano in origine, interessi divergenti.
Questo tipo di Unione Europea, che nacque per interessi di parte, in particolare della Francia e della Germania, contro l’Italia, e che agglomerò attorno all’asse franco-tedesco le regole del potere che ancora oggi vivono, ebbene questo tipo di Europa non ha con questa impostazione politica un futuro roseo davanti. Soprattutto assistiamo a un grande distacco tra gli imprenditori e i politici.
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