Il caso Ilaria Salis sta impegnando il dibattito pubblico degli ultimi giorni.
Hanno fatto discutere le immagini che ritraevano la docente 39enne italiana con mani e piedi incatenati all’interno di un tribunale ungherese. L’accusa nei confronti della Salis sarebbe quella di lesioni aggravate nei confronti di due manifestanti ritenuti di estrema destra che erano intenti a celebrare il cosiddetto “Giorno dell’onore”. La richiesta dell’accusa è di 11 anni di carcere: Ilaria Salis ha già rifiutato il patteggiamento e l’udienza è stata rinviata al 24 Maggio.
La reazione delle opposizioni alle immagini della docente/attivista italiana in catene non si è fatta attendere e l’attacco, né tantomeno l’attacco diretto a Viktor Orban.
Su questo Tommaso Cerno, direttore de ‘L’identità’, non le ha mandate a dire a chi spara nel mucchio il premier ungherese a Lavori in Corso: “Questo attacco a Orban è molto curioso, io non ho mai visto paesi esteri chiedere conto a Mattarella se in Italia un poliziotto ha dei gesti violenti nei confronti di qualcuno che vanno oltre quello che è il suo mandato. L’Ungheria è comunque una Repubblica, esiste una magistratura e una procedura penale. Orban è il presidente, non è il dittatore, non è il re sovrano del Medioevo, quindi rivolgiamoci a chi di dovere“.
Ma a Cerno non torna neppure la puntualità del caso: “E’ diventata una farsa. Bisogna lottare perché tutti i carcerati e gli imputati d’Europa abbiano più diritti. In questo caso si sta parlando della situazione, non del caso specifico. Ne parliamo perché si tratta dell’Ungheria: è diventata uno strumento per fare altro“.
Qui la videointervista da Stefano Molinari.
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