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Zagallo: l’oro del calcio

Una lunga storia di calcio, lungo il crinale delle epoche, ognuna a suo modo diversamente leggendaria, sempre lungo la scia verdeoro di un calcio, quello brasiliano, che non ha mai derogato al suo pregiudizio di superiorità, anche nei momenti storici nei quali tale pregiudizio veniva smentito dai fatti. Se il Brasile è tornato ciclicamente grande, come per l’ennesima volta sta tentando di fare anche nel momento presente, il merito è stato di uomini irripetibili come Mario Zagallo, il cui pregio tecnico e gestionale, spalmato lungo le epoche del calcio e della società in generale, è andato ben oltre le quattro Coppe del Mondo vinte da calciatore e da tecnico.

In un habitat calcistico, quello brasiliano, nel quale per tanto è troppo tempo è prevalso l’elemento dionisiaco, lui è stato la coscienza apollinea, razionalista; per questo ha vinto il Mondiale da calciatore due volte assieme a Pelé; ha rivinto da commissario tecnico gestendo la maturità di Pelé e poi ha vinto ancora, specchiandosi nello scintillio della Coppa del Mondo, gestendo i Romario e i Bebeto, gli Aldair e i Dunga, sapendo all’occorrenza accantonare il primato dell’estetica. Ha contributo a far sbocciare Ronaldo, il Fenomeno, fino al controverso epilogo di Francia ‘98.

Come tutti i calciatori intelligenti, era nato centrocampista; come tutti i brasiliani, ha saputo fare l’attaccante, come dimostrano le sue statistiche realizzative con le casacche del Flamengo e del Botafogo.

È andato a braccetto con la politica, certo, perché oltre che intelligente era sempre stato scaltro; anche per questo era stato tra i primi a comprendere, in tempi non sospetti, che il calcio avrebbe allargato sempre di più i confini dei suoi interessi e dei suoi affari, fino a mietere ricavi tra le dune del deserto.

Era nato a Maceió il 9 agosto del 1931; se n’è andato dopo più di novant’anni di calcio attraversato sempre e soltanto da protagonista assoluto. Lascia in dote al football un incomparabile volume di memorie e segreti; a noi, l’insegnamento che la vera grandezza si descrive in poche righe.

Paolo Marcacci

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