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Occupazione donne: in Italia il tasso più basso d’Europa, 1 su 5 lascia per maternità

Il divario salariale rimane ancora molto alto tra uomini e donne. In base al dossier del Servizio studi della Camera, l’occupazione femminile in Italia si attesta intorno al 55 % ed è inferiore del 14 % rispetto al resto dell’Europa. Inoltre è 1 donna su 5 ad uscire dal mercato del lavoro dopo il parto.

I dati

Le donne continuano ad essere penalizzate all’interno del mercato del lavoro e il gap di genere non accenna a diminuire. Nonostante i successi raggiunti in termini di diritti, la parità di genere sembra ancora un traguardo difficile da raggiungere. In base a quanto emerge dal dossier “Occupazione femminile” del Servizio studi della Camera, nell’ultimo anno le donne sono sempre meno retribuite dei colleghi uomini. Le statistiche rivelano anche che 1 lavoratrice su 5 è costretta a lasciare la propria carriera a causa della maternità. Non solo, in base ai dati relativi al quarto trimestre del 2022, il tasso di occupazione femminile in Italia risulta essere il più basso d’Europa. In termini numerici la forza lavoro delle donne si attesta intorno al 55 % in Italia, a fronte del 69,3 % nel resto dell’UE. La sfida più difficile per le lavoratrici è quella di conciliare le responsabilità domestiche e di gestione dei figli, con la carriera. Dalla ricerca emerge anche che al livello nazionale, le donne occupate sono circa 9,5 milioni rispetto ai 13 milioni di colleghi maschi. Per quanto riguarda il salario, la differenza di retribuzione oraria lorda tra donne e uomini è pari al 5 % e al di sotto della media europea che è del 13 %.

Le cause

Dopo aver analizzato i dati è lecito chiedersi come mai le donne siano ancora cosi penalizzate all’interno del mercato del lavoro. Dallo studio emerge infatti che se lo stipendio annuo di un uomo si aggira intorno ai 26.227 euro, quello femminile è di circa 18.305 euro. I fattori alla base di questa netta differenza sono molteplici. Il primo fra tutti è la doppia responsabilità lavorativa e famigliare, che una donna si trova a dover gestire nel corso della propria vita. Per questo motivo nel mondo femminile sono molto più frequenti le interruzioni di carriera: nel 2018 un terzo delle donne nell’UE ha lasciato il lavoro per occuparsi dei figli, a fronte dell’1,3% degli uomini. La diretta conseguenza di “fare anche i lavori di casa”, porta la maggior parte delle donne a svolgere un lavoro part-time e quindi meno retribuito. Questo tipo di contratto comprende il 49% delle donne occupate a fronte del 26,2% degli uomini. Inoltre i servizi dell’infanzia che potrebbero aiutare le madri a conciliare vita e lavoro hanno registrato diverse criticità e risultano essere in ripresa solo dopo la pandemia. Un’altra delle ragioni complici del divario retributivo di genere, è dipesa dalla sovra-rappresentanza delle donne in settori a basso salario: tra cui sanità, assistenza e istruzione. Negli ultimi tempi si è registrata però una tendenza opposta: sta aumentando il numero delle donne nel campo ingegneristico, tecnico e scientifico. Infine, tra i problemi strutturali che non facilitano l’aumento della busta paga femminile, è il divario in termini di ruoli esecutivi. Secondo il rapporto dell’Osservatorio JobPricing, in Europa le donne occupano meno posizioni dirigenziali degli uomini. Basti pensare che le manager sono pagate il 23 % in meno l’ora, rispetto ai colleghi maschi. Inoltre, solo il 15,9% delle donne occupa ruoli esecutivi nelle aziende.

Il gap salariale negli anni

E’ da decenni che le differenze in termini di gap salariale tra lavoratrici e lavoratori non vengono colmate. In parte sono stati fatti dei progressi evidenti, ma su larga scala manca ancora il progresso tanto agognato. In base ai dati Inps, la differenza salariale tra uomini e donne sarebbe di circa 8.000 euro annui. Basti pensare che il principio della “parità delle retribuzioni per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore” è stato introdotto con il Trattato di Roma nel 1957, ma nei fatti siamo ancora lontani. Dai dati emerge che a partire dagli anni settanta, la differenza salariale era scesa del 33 %, per arrivare al 21 % nel 2017. Il progresso per aumentare i salari delle donne è stato lento sino agli anni Novanta, mentre è accelerato a partire dagli anni Duemila, per poi decrescere nuovamente. In Italia nel 2021 il gender gap tra uomini e donne era intorno al 5 %, mentre nel 2020 la differenza retributiva tra uomini e donne italiani era scesa al 4,2 %. Nel 2022 in Italia, il tasso di disparità medio rilevato era infatti ancora pari al 9,8%. Quando sarà raggiunta quindi la parità salariale tanto agognata? Per adesso, secondo il Global Gender Gap Report 2023 del World Economic Forum, il Gender Pay Gap tra uomini e donne sarà colmato intorno al 2154: quindi si, mancano ancora 130 anni.

Francesca d'Amato

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