Adesso si torna prontamente a parlare dell’emergenza Covid. Ad esempio la Stampa, giornale sabaudo, mette in questi giorni a tema l’impennata vertiginosa dei casi Covid. Si parla di nuovo di ricoveri e di nuovo parte la narrazione dell’emergenza all’orizzonte. In molti credevano che davvero tutto fosse finito, uno spiacevole ricordo destinato agli archivi.
Noi abbiamo da subito sostenuto che dopo la fase 2 non c’è mai il ritorno alla normalità, semmai vi è il ritorno sempre rinnovato alla fase 1. Ciò secondo quella che abbiamo appellato la pandemia del rocchetto. Essa si caratterizza appunto per l’andamento pendolare che porta dalla Fase 2 alla fase 1, secondo un movimento perpetuo secondo cui pare che l’emergenza stia terminando quando in realtà sta tornando sempre da capo alla fase più acuta perché in realtà l’emergenza perpetua coincide con la nuova normalità del capitalismo terapeutico che impiega l’emergenza stessa in chiave governamentale, un preciso metodo di governo funzionale allo stesso ordine neo-liberale.
Grazie all’emergenza, l’ordine neo liberale può fatti imporre misure e norme che in assenza dell’emergenza mai potrebbero essere applicate giacché mai verrebbero accettate. Forse che senza l’emergenza avreste mai accettato i confinamenti coatti e l’infame tessera verde? Queste misure liberticide vengono accettate ed invocate proprio per via dell’emergenza, stessa, reale o narrata che sia. Il capitalismo terapeutico in questo modo può essere accettato presentandolo come una necessaria misura terapeutica volta a salvare la vita di tutti e di ciascuno e non è per quello che in realtà è, una nuova figura di governare le cose e le persone, le vite e le società. Detto altrimenti, il nuovo ordine governamentale si nasconde nella sua essenza politica presentandosi come una misura terapeutica, un’arte medico scientifica di salvare le vite.
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