Se si pensa al cantautorato italiano, si pensa a Pierangelo Bertoli, l’artigiano dei versi cantati, tra i più veraci che la canzone italiana abbia mai avuto l’onore di conoscere.
Bertoli ha rappresentato un modo di fare musica libero e slegato da qualsiasi tipo di convenzione sociale o di imposizione discografica. “A muso duro” è uno dei suoi brani più rappresentativi e si fa portavoce di una personalità che non si piega alle norme o alle regole imposte dall’alto e che sfida l’industria musicale come autorità.
Nell’esibizione che chiudeva il suo ‘Concerto per Raphael‘ Pierangelo Bertoli antepose alla performance un’introduzione in cui raccontava l’episodio che aveva dato vita a questo brano: “Nel Dicembre del 1978 un signore che lavorava nella casa discografica con cui lavoro, mi disse che il mio linguaggio era superato. Questa cosa mi mandò in crisi, ci pensai molto e come se non bastasse giorni dopo lui mi ripropose quel discorso al telefono. Una sera, mentre ero a letto, presi una penna ed un foglio di carta, pensai che io avrei voluto scrivere soltanto quello che volevo, non quello che mi veniva detto e così nacque ‘A muso duro’. Quando la portai a Milano per l’ascolto furono tutti entusiasti e mi piace pensare che quel signore che mi disse cosa avrei dovuto scrivere, si licenziò per questo”
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