“Penso che una soluzione potrebbe essere che l’Ucraina rinunci al territorio e ottenga in cambio l’adesione alla Nato”.
Non l’ha detto un filorusso o un esponente della brigata Wagner. No, è stato il direttore dell’ufficio privato di Jens Stoltenberg a farlo. Parlando ai media norvegesi in una tavola rotonda Stian Jenssen ha poi aggiunto che “deve spettare all’Ucraina decidere quando e in quali condizioni negoziare“, ma ciò non rende meno stupefacenti le sue dichiarazioni a un orecchio attento. Questo perché conosciamo i proclami degli ultimi mesi da parte della NATO: annunci oltranzisti, di “combattimenti fino alla vittoria”, salvo scoprire dal Wall Street Journal che le alleanze occidentali sapevano dell’impreparazione ucraina all’inizio del contrattacco primaverile.
Ma come mai fare un dietrofront simile? Che sia l’inizio di un cambiamento di narrazione in vista di tempi ancora più duri nel cuore d’Europa? Lo abbiamo chiesto al saggista Giacomo Gabellini.
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