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Elkann e l’odio di classe

“Con un tono più aulico rispetto a Briatore quando parla dei poveri nei luoghi di vacanza ma quasi con gli stessi contenuti di fondo, Elkann dimostra che l’odio di classe esiste ancora, ma è capovolto: agisce dall’alto verso il basso”

/Del resto mia cara, di che si stupisce, anche l’operaio vuole il figlio dottore, e pensi che ambiente ne può venir fuori, non c’è più morale contessa./: chi si ricorda questi versi “militanti” di Paolo Pietrangeli, che poi sarebbe diventato anche il regista del “Maurizio Costanzo show”?
L’indignazione della fantomatica Contessa della canzone non era rivolta tanto agli scioperi e alle proteste degli operai, quanto al fatto che il proletariato volesse migliorarsi, avere accesso a ciò che era stato riservato soltanto agli aristocratici e ai notabili. Non bisogna arrivare a pensare alla laurea, basta un vagone di prima classe verso Foggia, come “insegna” Alain Elkann, che per sua fortuna non ha incontrato il macchinista anarchico de “La locomotiva” di Francesco Guccini, altrimenti sarebbe finito col completo di lino sporco di carbone.
Del resto, più o meno ai tempi della macchina a vapore risale l’espressione “al night” per indicare la meta di un gruppo di adolescenti quanto a locali notturni. Forse Elkann ha immaginato anche che andassero a tentare di rimorchiare sulle note di “Una rotonda sul mare” di Bongusto. E il buon gusto, per quelli come Elkann, manca sempre a noi plebaglia: per come vestiamo, pensiamo, per quel che leggiamo o non leggiamo (lui legge talmente tanto da mal collocare capitoli della Recerche ma gli si perdona pure questa) e persino per ciò che mangiamo.
Del resto è storia vecchia: se a vestirsi come pagliacci sono i rampolli dell’alta società è un’espressione di stile, se si tratta di ragazzi comuni è invece cafonaggine bella e buona; se a essere beccati strafatti in un locale, magari reiteratamente, sono i figli dell’Italia “bene”, il perdono fa parte del pacchetto ereditario dei privilegi, se invece si tratta di figli della gente più o meno comune, allora è disagio giovanile, vuoto di valori, “angoscia metropolitana” come cantava Claudio Lolli. Ma perché tutte queste citazioni di cantautori oggi? Tutti testi che farebbero inorridire Elkann, tra l’altro. 

A una cosa l’articolo di Elkann è in ogni caso servito, forse a due. La prima sta nel fatto che in poche righe, mentre parlava in una lingua e leggeva in un’altra, è riuscito nel miracolo di sintetizzare il vecchio classismo borghese di destra con il piglio elitario insopprimibile in una certa sinistra, che si raduna nei monasteri e nelle certose e che la gente comune, o laggente se preferite, vede ancora più distante di un Briatore o di una Santanchè e che ha smesso di votare da un paio di decenni. La seconda è che, con un tono più aulico rispetto a Briatore quando parla dei poveri nei luoghi di vacanza ma quasi con gli stessi contenuti di fondo, Elkann dimostra che l’odio di classe esiste ancora, ma è capovolto: agisce dall’alto verso il basso, oggi, per chi il culto del privilegio lo ha imparato prima del francese o dell’inglese.

Che roba, Contessa…

Paolo Marcacci

Paolo Marcacci

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