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L’Italia batte l’Olanda 3 a 2, ma non segna nessuno del tridente titolare

Di Marco, Frattesi e Chiesa stendono l’Olanda nella finale tra terzo e quarto posto della Nations League. Una partita contrassegnata dal caldo e dalle prestazioni “non eccellenti” delle due difese schierate in campo, capace nel corso dei 90 minuti di lasciare all’Italia una infinita serie di potenziali occasioni. Mancini cambia molto dell’undici iniziale: in difesa insieme ad Acerbi e Toloi ci sono Buongiorno e Di Marco. In mezzo al campo viene confermato Frattesi, affiancato da Cristante e Verratti e davanti il tridente è Gnonto, Raspadori e Retegui. La posta in palio è praticamente nulla e si vede dalla facilità con cui le squadre arrivano al gol. Il primo tempo è tutto italiano, nel gioco e nelle segnature, apre Di Marco, raddoppia Frattesi. Già nei primi 15 minuti quindi sono apparse ancor più fondate le critiche rivolte al CT Mancini per l’esclusione di Di Marco nella semifinale con la Spagna, anche in considerazione dell’ottima finale di Champions giocata una settimana fa.

Nel secondo tempo gli olandesi cambiano modulo si presentano più volte in area in maniera pericolosa, fino a trovare il gol del 2 a 1. Ingolositi dalla possibilità di pareggiare però sbilanciano troppo e vengono colpiti da Chiesa in contropiede, che sfrutta una palla in profondità di Frattesi e si invola sulla fascia sinistra per concludere a rete con un preciso diagonale. Dopo un gol annullato su punizione arriva il secondo gol olandese allo scadere dei tempi regolamentari. Nei nove minuti di recupero l’Italia non rischia nulla, anzi con Pellegrini sbaglia una occasione clamorosa per terminare con due gol di scarto.

Le prestazioni di alcuni giocatori, nonostante la vittoria, fanno rimanere intatte le perplessità sulle scelte di Mancini e i rimpianti per la semifinale persa con la Spagna. Complicato capire perché Casale e Romagnoli siano a casa, quando Bonucci e Buongiorno e Toloi, che hanno affiancato Acerbi al centro della difesa in queste Finals di Nations League, non hanno di certo brillato.

Marco Napoleoni

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