Sembrava cristallizzata, la partita. Raggrumata attorno all’uno a zero che il Real aveva messo a segno nel momento forse migliore del City, per poi affidarlo alle cure di Courtois, guanto protettore.
In mezzo al fraseggio dei madrileni nel secondo tempo, quando Modrić e compagni sembravano ormai tenere saldamente il timone della partita, come un lampo nel buio arriva la conclusione dal limite del Rosso Malpelo di Guardiola, con il piede destro, e d’estro, che sotto la caviglia sembra quasi piroettare su se stesso, come fosse indipendente, nella battuta di mezzo esterno a rientrare che, per una volta, sorprende il portiere delle Merengues al quale stavolta non serve a nulla l’apertura alare esibita in precedenza, perché già in partenza la conclusione sembrava destinata al punto d’arrivo, mezzaluna delicata a pelo d’erba per il fruscio di un pareggio improvviso.
Sono queste le cose che accadono sul pianeta dove abitano i fuoriclasse: quando si pensa di aver capito lo sviluppo che seguirà il copione fino alla fine, ecco che il grande attore comincia a esibirsi a braccio.
Paolo Marcacci
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