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Ora la Francia decide anche dove produrre le macchine Fiat, dalla Polonia si va in Africa

C’è una novità riguardante il fatto che la Francia decide anche dove produrre le macchine Fiat. La 500 va in Algeria. Il lavoro a basso costo si sposta dalla Polonia all’Africa. L’Italia perde potere. Cosa è successo? Beh è successo che la prima parte di investimenti da parte di Stellantis per la produzione di quattro modelli ammonterà ad oltre 200 milioni di euro. La fase di costruzione dello stabilimento in Algeria sarà completata entro agosto 2023 e la produzione della prima Fiat 500 Hybrid è prevista per la fine del 2023. Il testimone quindi si sposta dalla Europa dell’Est, cioè da Polonia e Romania al Nord Africa, Algeria e Marocco. E se pensavamo che determinate produzioni sarebbero tornate, in Italia solo ora iniziamo a capire che non sarà così. A dire il vero quelli che mi seguono lo sanno da anni. La lotta per le produzioni a basso costo continuerà ad esistere e con quella dovremo continuare a fare i conti. Un altro punto fondamentale sono stati i risultati finanziari del 2022, più che positivi, al punto da convincere la casa automobilistica ad assegnare un premio di 2 miliardi che è stato devoluto ai suoi dipendenti.

Paese che vai, premio che trovi. Infatti, che cosa è successo? Non tutti i siti produttivi hanno un bonus uguale. I dipendenti italiani riceveranno un premio medio, sembrerebbe di 1.879€, mentre per esempio i francesi, i loro colleghi francesi, avrebbero un premio di 4300€. E il fatto che la conquista dell’Africa inizi spostando la produzione dei marchi Fiat nell’ex colonia transalpina è l’ulteriore dimostrazione del fatto che la testa, e quindi la convenienza di qualsiasi decisione strategica, è la Francia. Dico queste cose perché l’Unione Europea fu creata per un accordo tra Francia e Germania quasi 40 anni fa. Lo scopo chiaro era di separare l’Italia dagli altri competitors in questo gioco internazionale. Se noi non torniamo a parlare di economia umanistica, se c’è qualche politico italiano che mi senta… È l’unica strada che abbiamo. Mettere l’uomo al centro dell’economia perché noi abbiamo gli Uffizi, perché noi abbiamo la Cappella Sistina, perché noi nel quattrocento, nel Cinquecento, nei secoli importanti in cui abbiamo veramente dominato il mondo, l’abbiamo fatto sotto il profilo culturale non con le lamiere. Buona economia umanistica.

Malvezzi quotidiani – l’economia umanistica spiegata bene

Valerio Malvezzi

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