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Sulla voragine causata dal Superbonus c’è ancora confusione, ci rimettono ancora i cittadini onesti

Oggi voglio parlare dei crediti fiscali inesigibili connessi ai temi del bonus edilizia di questi anni. Si tratta di una voragine da 6,9 miliardi quella che prima o poi si apri aggravando sul debito pubblico italiano e che, purtroppo, minaccia le famiglie e le imprese, soprattutto le imprese edilizie a causa dei crediti irregolari accumulati e poi sequestrati. La Banca d’Italia, in modo particolare, dovrà fare i conti con le truffe e con crediti fiscali, cioè di lavori non eseguiti e di potenziali ricadute sul sistema. Si tratta di crediti in attesa di giudizio che aspettano di essere sbloccati e che rimarranno congelati finché non verranno dissequestrati o non saranno eventualmente sanzionati dalle autorità giudiziarie, gli eventuali autori di un falso.

Da maggio 2020 all’autunno 2021 data la libera trasferibilità dei crediti le banche, e soprattutto anche le Poste Italiane, hanno fatto le parti del leone nell’acquisto. Però oggi sembra quasi che di questi 6,9 miliardi non ne parli più nessuno. E il blocco della cessione che è stato fatto da parte del governo Meloni ha creato, sostanzialmente, un grumo da circa 20 miliardi che è rimasto in capo alle imprese del settore edilizio e che, se non viene affrontato dal governo in tempi brevi, rischia di lasciare il rischio di fallimento su molte imprese del settore edilizio.

Le grandi banche commerciali hanno acquistato ingenti quantità di crediti, ma quasi nessuno ha in pancia questi 6,9 miliardi, dei quali sto parlando. E non essendo allora nelle pance delle grandi banche, i crediti congelati potrebbero essere distribuiti tra le banche minori, oppure potrebbero essere un problema che rimarrà in capo alle imprese edili. E bisognerà in ogni caso stare molto attenti a far ripartire la macchina degli acquisti. Insomma, una situazione molto confusa, a mio parere, viziata da una serie di comportamenti scarsamente responsabili del mondo politico. E sono un consulente di strategia. E se c’è una regola di strategia, è che quando si fa l’analisi dell’ambiente cosiddetto esterno, tra cui anche le regole normative, un imprenditore deve potersi fidare del fatto che le regole non cambino.

La cosa grave di tutta questa vicenda è che il mondo politico prima ha fatto delle promesse e poi, perché obbligato da Bruxelles a cambiarle, le ha cambiate con effetto retroattivo. E sono rimasti col cerino in mano le persone oneste, le famiglie oneste e gli imprenditori onesti. Non mi sembra corretto.

Valerio Malvezzi

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