Mi focalizzerò su due questioni che riguardano la vicenda Zaniolo. Chiunque si senta in diritto di aggredire qualcuno, nella fattispecie un personaggio che può essere un calciatore, una suora o un notaio, è un delinquente. Se non è un delinquente abituale è uno che in quel momento sta violando la legge. Se gli aggressori in questione, si macchiano di determinati comportamenti, perché sarebbero stati ispirati dalle parole di qualcuno, sia questo un allenatore, un guru, un qualcuno che ha qualche ascendente, oltre che delinquenti sono anche scemi.
Ancora più scemo è colui che pensa che, per la sua presa di posizione, giusta o sbagliata che sia, un calciatore debba essere insultato, atteso sotto casa o minacciato. Detto questo, l’altro aspetto sul quale voglio soffermarmi, chiama in causa la Roma come società. Sono anni se non decenni, che nel calcio italiano sentiamo dire: le società non dovrebbero permettere ai loro tesserati di fare il bello e il cattivo tempo, non dovrebbero permetterli di tirare sempre la corda. In altri casi si è parlato di pungo duro, linea dittatoriale, qualcuno ha instillato il dubbio che Zaniolo potesse sentirsi mobbizzato. Una volta tanto che c’è una società nel calcio italiano che mette in chiaro le condizioni e le fa rispettare, bisognerebbe cogliere in positivo questo piccolo evento che procede in senso antistorico rispetto a quel che abbiamo visto in termini di calciomercato.
Forse non è un caso che la proprietà della Roma non sia italiana.
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