LucaGol non c’è più. Arriva come un fulmine in un cielo già plumbeo di lutti la notizia più brutta: Gianluca Vialli ci ha lasciati a 58 anni dopo una lunga lotta contro il tumore al pancreas che ha combattuto per anni. Da poco aveva lasciato il suo incarico a fianco di Roberto Mancini per andare a farsi curare a Londra, un gesto che ben fa capire quanto tenace fosse e perché tanto a lungo sarà ricordato.
“Circondato dalla sua famiglia è spirato la notte scorsa dopo cinque anni di malattia affrontata con coraggio e dignità”, scrive la famiglia. “Ringraziamo i tanti che l’hanno sostenuto negli anni con il loro affetto. Il suo ricordo e il suo esempio vivranno per sempre nei nostri cuori“.
“Il cancro è un compagno di viaggio indesiderato“, diceva Gianluca, “sono stato un giocatore e un uomo forte, ma anche fragile, e penso che qualcuno possa essersi riconosciuto nella mia storia. Sono qui con i miei difetti, le paure e la voglia di far qualcosa di importante“. Un campione anche nell’affrontare la malattia, non solo fisicamente: “Io ho paura di morire, eh. Non so quando si spegnerà la luce che cosa ci sarà dall’altra parte. Ma in un certo senso sono anche eccitato dal poterlo scoprire”. Così in una lunga intervista a Cattelan: “Mi rendo anche conto che il concetto della morte serve per capire e apprezzare la vita. L’ansia di non poter portare a termine tutte le cose che voglio fare, il fatto di essere super eccitato da tutti i progetti che ho, è una cosa per cui mi sento molto fortunato.
La malattia non è esclusivamente sofferenza: ci sono momenti importanti.
La vita, e non l’ho detto io ma lo condivido in pieno, è fatta per il 20% da quello che ti succede ma per l’80% dal modo in cui tu reagisci a quello che accade”.
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