L’Europa ha siglato l’accordo sul Price cap. Un tetto di 180 euro, attivabile per venti giorni, a partire dal prossimo febbraio. Finalmente il tanto vituperato tetto al prezzo del gas è realtà. “E’ la vittoria dell’Italia“, ha esultato Giorgia Meloni, ma il costo è quasi sempre stato sotto questa soglia, avrebbero dovuto farle notare. Dalla Russia invece, ha tuonato il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov: “E’ un accordo inaccettabile che crea distorsione nel mercato, reagiremo“. Auspichiamoci che il Cremlino non decida di chiudere i rubinetti che sono ancora rimasti aperti, perché inevitabilmente dovremmo acquistare altro gas a prezzi di gran lunga maggiori.
Da annotare sono anche le proteste degli altri fornitori come il Qatar, che potrebbero decidere di vendere ai mercati Asiatici. Ed è proprio in quel mercato che questa vicenda si lega indissolubilmente: Di fatto il prezzo del gas è connesso al prezzo del così detto GNL, il gas naturale liquefatto, che è anch’esso in contrattazione sulle borse asiatiche. Se il prezzo dovesse salire, salirebbe anche il Price cap divenendo così un tetto fittizio. Gli effetti a lungo termine ancora sono poco chiari, ma certo è che così sembra che abbiano messo un toppa ancora peggiore del buco.
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