Ci sono i contenuti e ci sono gli episodi; i primi a volte vengono traditi dai secondi, i quali hanno anche il vantaggio di finire negli almanacchi.
Nel primo tempo, gli Stati Uniti a livello difensivo commettono due errori che non si possono commettere, mentre in contemporanea l’Olanda sfrutta i due episodi che deve sfruttare. In mezzo, tra il primo e il secondo gol degli Oranje, una buona intensità degli americani, con una grande parata di Noppert su Weah.
Di certo, quando gli uomini di Van Gaal avviano il loro fraseggio fluido, supportato da una condizione collettiva che sta crescendo, il divario a livello di caratura tecnica sembra aumentare all’improvviso, con Dumfries che sul suo lato mastica metri di campo e Depay che, gol a parte, riesce sempre a costituire un pericolo nei venti metri finali sulla dettatura dei tempi di gioco di De Jong.
Più strano o più bello il gol con cui Wright la riapre, inaugurando la fase della breve apprensione olandese? Poco tempo per pensarci, perché da sinistra è teleguidato il cross di Blind per Dumfries, che arriva dal lato opposto per depositare il 3-1 sul palo più lontano.
Non possiamo ancora dire quanto sia attendibile la profezia di Van Gaal, ovvero Olanda dritta in finale; di certo, il santone olandese anche nei quarti presenterà una squadra fastidiosa da affrontare, propensa a produrre gioco e pericolosa quando accelera.
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