“Qui è vietato fare gli auguri di buon Natale”: gli incubi peggiori divengono realtà

Non l’avremmo sicuramente mai potuto immaginare. Eppure, come nelle distopie orwelliane, i peggiori incubi si traducono puntualmente in realtà. L’incubo in questione sta nel fatto che ormai, un poco alla volta, è divenuto quasi illegale fare gli auguri di Buon Natale. Sì, perché il pensiero unico politicamente corretto, vale a dire il codice psicologico, linguistico e mentale di giustificazione dei rapporti di forza del tardo capitalismo intimamente nichilista e relativista, ha di fatto reso financo impossibile fare gli auguri di Buon Natale. Dacché, si dice il Natale è una festa divisiva che genera immediatamente controversie.
Ebbene, nel nome del rispetto dell’altro, rinunziare al proprio questo è uno dei teoremi fondamentali della globalizzazione turbo capitalistica e di quel politicamente corretto che fa da giustificazione dei rapporti di forza dominanti. Le sinistre fucsia sono le principali custodi del codice del politicamente corretto, quelle sinistre che un tempo si identificavano nel PCI, Partito comunista, nome glorioso di chi lottava per i lavoratori e per i diritti sociali. Codice che oggi dice soltanto il politicamente corretto di giustificazione degli interessi della destra finanziaria del danaro. Sì, perché destra fucsia, del costume, destra bluette, del danaro si dividono il lavoro per giustificare i rapporti di forza così come sono. Ebbene, basti notare che in Inghilterra già nelle università circolano lettere in cui si chiede ai docenti di evitare accuratamente la formula Buon Natale per non generare fastidio alle identità altrui.

In verità, non ci stancheremo di dirlo, chi ha un’identità forte non deve temere quelle altrui. Ed è un puro Asylum Ignorantiae pensare che la propria identità possa nuocere a quelle altrui. Al contrario, più identità vi sono e meglio è. Detto altrimenti, chi ha un’identità forte non ha alcun motivo per temere quelle altrui o per sentirsi da quelle altrui offeso. Il governo italiano non è arrivato ai livelli paradossali di ciò che sta accadendo in Inghilterra e in molte altre parti del mondo. E tuttavia la via intrapresa sembra essere quella.

In data 21 dicembre 2022 il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha mandato una lettera in cui si dice testualmente che “Il Natale ha assunto un valore che trascende la religione cristiana, diventando universalmente per tutti gli esseri umani una data simbolica“. Dice altresì la lettera che, “se apriamo il nostro cuore allo Spirito del Natale, possiamo fare grandi e piccole cose meravigliose“. Ora, non sfugga anzitutto una contraddizione performativa di questo discorso, perché per un verso si dice che il Natale non è più una festa cristiana, ma “ha trasceso” – e viene usato appositamente questo verbo del tutto inappropriato nel contesto – “la cristianità”. Per un altro verso si dice che è divenuta una festa universale che implica lo spirito del Natale.

Ma di quale spirito del Natale si va cianciando se si dice al tempo stesso che il Natale non è una festa cristiana o non lo è più soltanto?
Ecco, sembra che davvero il politicamente corretto sia quella melma nella quale anche il governo della destra bluette, non meno delle sinistre fucsia, sta sprofondando integralmente. Del resto va detto che la civiltà dei consumi, più che mettere fuori legge il Natale, come talvolta sembra essere, preferisce inglobarlo annichilendolo, costruendolo dall’interno, trasformandolo appunto in una festa vuota, valida per tutti indistintamente, perché svuotata del proprio contenuto. Sotto questo riguardo, la sostituzione del presepe, simbolo della Natività di Cristo, del Dio che si fa uomo con l’albero di Natale, con lo sfavillare delle luci consumistiche, con lo scambio di doni che ci riconduce alla logica mercantile, è emblematico di questa evaporazione del cristianesimo e di questa, di questo annientamento della festa stessa del Natale.

Ecco perché più che mai dobbiamo anche in queste ricorrenze, difendere chi siamo, difendere la nostra identità. Che si sia credenti oppure no, poco importa. In fondo l’importante è riconoscere l’importanza irrinunciabile del cristianesimo come della civiltà greca in quanto fondativi della nostra identità. Ed è per questo forte di questa consapevolezza che auguro a tutti voi ascoltatori di Radio Radio i miei migliori auguri di Buon Natale.

RadioAttività, con Diego Fusaro – Lampi del pensiero quotidiano

Diego Fusaro

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