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L’ipocrisia di Elly Schlein e delle finte lotte della sinistra fucsia

Quella della sinistra neoliberale continua a essere una parabola metamorfica davvero degna di nota, a tal punto che la sinistra fucsia, neoliberale e post-moderna è divenuta rapidamente ciò contro cui Marx prima e Gramsci dopo combatterono e insegnarono a combattere. Nulla di più distante, in effetti, delle lotte delle sinistre fucsia arcobaleno contemporanee rispetto alle lotte che furono di Marx e di Gramsci. Se Marx e Gramsci sotto il segno del rosso e della falce e il martello combattevano per una società emancipata di individui egualmente liberi, in cui il lavoro fosse liberato e la lotta fosse condotta anche contro l’imperialismo come figura estrema della lotta di classe su scala planetaria, ebbene la New Left fucsia arcobaleno ha totalmente obliato la lotta di classe, la lotta contro l’imperialismo, a tal punto che è divenuta parte integrante della lotta di classe gestita dall’alto contro le classi lavoratrici e difende apertamente l’imperialismo, proclamandolo vettore dei diritti umani e della democrazia. Una metamorfosi davvero kafkiana, che ha portato la sinistra da essere comunista rossa e falce e martello a essere oggi fucsia, arcobaleno e amica del capitale e della sua visione del mondo. Ecco perché, sotto questo riguardo, non deve essere trascurata l’affermazione che Elly Schlein, la nuova protagonista, la nuova stella del firmamento della New Left, ha fatto qualche giorno addietro, quando le è stato chiesto se ella si sentisse comunista.

Uso ella, e me ne scuso, non mettendo l’asterisco e con ciò risultando sicuramente un veteroborghese dal punto di vista della new left, delle rivolte ortografiche e delle rivoluzioni dell’asterisco. In ogni caso Elly Schlein alla domanda ha risposto di essere nata nel 1985. Non ha detto onestamente e direttamente quello che si sarebbe dovuto dire, “No, non sono comunista e anzi, avendo aderito alla visione neoliberale dell’imperialismo made in USA e dei diritti di consumo individualistici chiamati impropriamente diritti civili, sono anticomunista dichiarata”, ha preferito usare una formula obliqua, dicendo “sono nata nel 1985”, una formula che, perdonatemi, trovo francamente demenziale. Cosa vuol dire “Sono nata nel 1985”? Forse che, dopo la caduta del muro di Berlino, che si avrà nell’89, non sono più valide le lotte per il lavoro? Le lotte di Marx e di Gramsci contro l’imperialismo e a sostegno dei più deboli sono rimaste sepolte sotto le macerie del muro di Berlino? Venuto meno il muro di Berlino, bisogna per forza diventare neoliberali, come ha fatto la sinistra fucsia, divenendo ciò contro cui Marx e Gramsci hanno combattuto? Questo è il punto fondamentale. La verità, apertamente ammessa con quella risposta, è che la sinistra ha rinunziato a essere comunista e anzi combatte come totalitarismo non solo il nazismo e il fascismo, ma anche il comunismo stesso, perché ha aderito alla visione neoliberale. Del resto, c’è un passaggio di un’intervista recentemente apparsa su Repubblica, rotocalco turbo mondialista, in cui Elly Schlein ha compendiato la propria visione delle cose.

Queste le sue parole: “Purtroppo il sessismo è strutturale in una società patriarcale”. Fine della citazione. Ecco qui, declinati in forma sunteggiata, i grandi temi della sinistra fucsia neoliberale, guardia arcobaleno dell’ordine cosmopolita dei mercati. Sessismo, patriarcato, capricci di consumo per ceti abbienti chiamati impropriamente diritti civili, e poi, anche se non sono stati nominati, possiamo anche mettere i diritti umani da asporto grazie all’operato degli Stati Uniti d’America. Mai, ovviamente, le classi lavoratrici e i loro diritti, che le sinistre fucsia anzi smantellano non meno delle destre bluette. Anzi, la sinistra fucsia ha finito in ultima istanza per rendere quasi superflua la destra. La sinistra fucsia, diremmo sulla scorta di Marx e Gramsci, non può oggi essere la soluzione, dacché essa è il problema. Ecco perché noi dobbiamo ripartire da Marx e da Gramsci, non certo da Enrico Letta e da Elly Schlein che, con tutto il rispetto parlando, rappresentano al meglio l’ordine neoliberale ritinteggiare di fucsia, quell’auna quila neoliberale che oggi inscena l’alternanza senza l’alternativa e che pone in essere un conflitto fittizio tra una destra bluette neoliberale alla Meloni e Salvini da una parte e una sinistra fucsia neoliberale alla Schlein e alla Letta dall’altra. Bisogna andare al di là dell’ordine neoliberale di destra e di sinistra, per ripartire dalla lotta per il lavoro, per i diritti sociali e contro l’imperialismo, ossia dalla lotta che fu di Marx e di Gramsci.

Diego Fusaro

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