Sebbene di tamponi e green pass non si parli più granché in contesti quotidiani, lo stesso non vale ancora per ospedali e RSA, dove il tempo sembra essersi fermato a metà 2021. Le visite dei parenti sono ancora interdette e fortemente limitate; l’obbligo di green pass è decaduto ovunque ormai da tempo, tranne che nelle strutture di cura, dove il suo controllo è consuetudine ormai innestata nella pratica assistenziale quotidiana postcovid. Così ci mandano questo video, dove chi filma esprime il desiderio – accompagnato da tampone negativo – di vedere suo padre. Neppure lacrime di disperazione dissuadono il personale a rispondere sempre allo stesso modo: “Si entra con tre dosi o due dosi con un vaccino“.
Perciò da mesi continua ad andare avanti l’operazione “Riapriamo le porte”, una serie di presidi svolti davanti ad ospedali e RSA per sensibilizzare sull’argomento e chiedere che finalmente la normalità torni anche tra i reparti. “Per spezzare questa abitudine , foriera di discriminazioni e disumanizzazione dei percorsi di cura, è indispensabile il nostro lavoro di sollevazione critica a partire dal basso, dal recupero delle norme morali e di buonsenso, da sempre considerate ‘giuste’“, leggiamo in un comunicato dell’organizzazione “Di Sana e Robusta Costituzione”; “è solo l’inizio di un percorso che ci porterà a indirizzare le ragioni dell’operazione dagli ospedali verso gli interlocutori regionali e governativi nazionali“.
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