Quando José Mourinho, nel post partita di Roma-Torino 1-1, dice che “oggi devo commentare due partite, una fino al 70’ e un’altra dei venti minuti successivi”, non esagera. È bastato l’ingresso di un Paulo Dybala a mezzo servizio per cambiare il volto di una squadra che, per quasi tre quarti di partita, era stata spenta, abulica, incapace di creare reali pericoli davanti la porta di Milinkovic-Savic Jr. Fuori un abulico (e molto fischiato dai tifosi) Tammy Abraham, dentro la rediviva Joya, capaci di ridare linfa a un attacco fino a quel momento spuntato. Rigore procurato (calciato da Andrea Belotti sul palo), tante occasioni create per sé e i compagni e una traversa decisiva per il gol del pari firmato da Nemanja Matic. Ma, oltre a questi numeri, ce ne sono molti altri evidenziati dai dati statistici avanzati.
Per comprendere l’impatto di Dybala sul rendimento della Roma torna utile analizzare i dati sui gol attesi (xG). Nello specifico, gli xG utilizzano parametri probabilistici per capire quanto un tiro è pericoloso e, dunque, quanto sia plausibile che una squadra riesca a fare gol (ogni tiro ha un coefficiente che varia da 0 a 1). In gioco entrano numerose variabili, sia storiche che relative al giocatore, alla sua posizione, al suo rapporto con le marcature: un rigore, per esempio, parte da un valore di 0.75 perché è molto probabile si possa trasformare in gol. Allo stesso modo funzionano gli assist attesi (xA), che indicano la propensione di una squadra a costruire passaggi che mettono in condizione di fare gol. A questi parametri si aggiunge l’expected Threat (xT) o minaccia attesa, che indica la frequenza con cui un giocatore porta il pallone con passaggi, dribbling o passaggi in zone del campo in cui la probabilità di segnare un gol è più alta, esclusi i calci piazzati.
Grazie alle informazioni fornite da Markstats ed elaborate dal profilo Twitter As Roma Data è possibile misurare l’impatto di Dybala sul match contro i granata. Prima del suo ingresso, la roma aveva tirato 5 volte verso la porta senza mai impegnare il portiere ospite, il Torino 10 (5 in porta, 1 gol). La precisione nei passaggi era 73% (Torino 82), il possesso 44 a 56% e, soprattutto, i gol attesi erano 0,3 a 0,66. Dal 70’ in poi cambia tutto: 8 tiri (4 in porta) contro 0, 1.13 xG a 0.18, ma sono i numeri della Joya a impressionare: 3 tiri (1 in porta), una traversa, rigore procurato, 0.19 xG, 0.11 xA e 0.24 xT. Tutto in 20 minuti.
L’importanza e il peso di Dybala nelle manovre offensive della Roma non sono una novità. Nonostante i soli 615’ accumulati in stagione, l’argentino è tuttora il capocannoniere della squadra e il giocatore che ha convertito più occasioni da rete in gol (5 gol a fronte di 4.25 xG, con un differenziale positivo di 0.75, dati Understat). Non solo: la Joya è secondo solo a Lorenzo Pellegrini per assist attesi (2.95 a 4.55), ma avendo giocato meno minuti ha una media a partita più alta (0.43 a 0.37). Il più sprecone resta per distacco Tammy Abraham, che ha segnato 3 reti a fronte di ben 7.23 gol attesi. Mondiale permettendo, la Roma a gennaio tornerà a giocarsi il quarto posto con un Dybala in più. Il gioco della squadra, però, non può dipendere in maniera così decisa dalla presenza o meno in campo di un singolo giocatore. Durante la sosta invernale, Mourinho dovrà trovare valide alternative. Altrimenti, il sogno Champions si allontanerà sempre più: le altre non aspettano.
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