Tra i precursori della notte che ha rivoluzionato il mondo Juve c’è stato Tony Damascelli, vox clamantis in daeserto sulla complicata situazione finanziaria che è uno – ma non l’unico – motivo delle dimissioni in blocco.
Ci sono i primi nomi del dopo Agnelli, di ieri sera quello di Maurizio Scanavino (uomo di GEDI) come nuovo DG. Di stamattina quello del nuovo presidente indicato da Exor nella persona di Gianluca Ferrero, celebre commercialista vicino a John Elkann.
Ora gli occhi sono puntati su ciò che accadrà, non solo sul piano tecnico, ma anche su quello finanziario, che non si risolve con le nomine ma con le strategie. Un nuovo CdA è stato indetto il 18 gennaio, secondo quanto riferito da Exor: materia di discussione non saranno i nomi, presentati 25 giorni prima secondo legge.
Ma allora di cosa si parlerà?
“Verrà affrontato il nuovo finanziamento e si dovranno affrontare quei tagli – ecco a cosa sono chiamati Scanavino e Ferrero – a quei costi inutili e pesanti, che non sono solo gli stipendi dei calciatori“.
“Una lettera infantile da un certo punto di vista. Dice ‘è venuta meno la compattezza’. La questione è semplice: è venuta meno o da alcuni revisori, o dalla Marilungo che si è dimessa ieri o dal cugino, il quale ha detto “dovete salvare il salvabile”.
Il convegno annunciato da Andrea Agnelli domenica allo stadio con il presidente Gravina e altre istituzioni non era altro che l’annuncio a costoro di quello che stavano vedendo. Solo che è stato letto, come al solito, come un evento importante per illustrare i progetti della società“.
“Sia Ferrero che Scanavino ora affrontano prospettive drammatiche fra conti interni e costi interni. Si parlava di Milinkovic Savic, ma in quale film? La Juve continuerà a esistere, i suoi calciatori a giocare a pallone e ci saranno nuovi dirigenti come in passato: ci sono stati cambiamenti anche drastici. La fortuna di questo club è che c’è un azionista che garantisce, altrimenti ci sarebbero da portare i libri in tribunale con tutte le conseguenze“.
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