“E’ impossibile non aspettarsi una reazione di ostilità da parte dei ceti popolari e dei salariati nei confronti di questo flusso di persone disposte a fare di più per prendere meno“.
L’approccio è quasi marxiano, ma lui è un ex professore ordinario di Economia Politica alla Sapienza. Parliamo di Massimo Pivetti, non certo un pericoloso sostenitore delle politiche salviniane o della filosofia meloniana sui migranti. Il tema è tornato di grande prepotenza dopo la parentesi pandemica, chissà se più pregno di emergenze da denunciare o di ideologia da cavalcare, ma i dati di fatto ci sono, e uno, per il professor Pivetti è questo: “Non c’è più la sinistra di classe”.
Perché il problema non è la cultura né, come molti vorrebbero far credere, il colore della pelle, ma il benessere generale. Parliamo di persone che prendono una nave, vite su cui gli scafisti speculano, aspettative prontamente deluse una volta giunti in Europa. Tutto questo, per di più, peggiora le condizioni di vita di chi in quel suolo già c’è senza che nemmeno di una virgola migliori la vita di un migrante.
“Il razzismo non c’entra veramente nulla. Non è un elemento importante, l’elemento è la concorrenza sulle condizioni basilari di vita, sui salari“.
L’analisi del Prof. Pivetti ai microfoni di Francesco Borgonovo.
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