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Attualità

Passato e futuro dell’Italia: il focus ▷ Meluzzi: “Fronte dissenso? La politica ha bisogno anche di tempo”

La perdita di potere degli Stati nazionali, soprattutto nei confronti dei processi mondiali di globalizzazione, e l’incapacità di correggere gli effetti collaterali dell’economia globale, accentuati dalla rivoluzione digitale, ha fatto si che emergesse il concetto di “sovranismo“.
Con Stato sovrano si intende lo Stato che ha piena autorità, che non è sottoposto a nessun altro stato esterno. Un Paese, quindi, che non è né dipendente né suscettibile a ingerenze provenienti da un altro potere esterno.

Sulla carta l’Italia è uno Stato sovrano ma gli avvenimenti degli ultimi tempi hanno portato molte persone a rimettere in discussione questa teoria. A riguardo Alessandro Meluzzi ha le idee chiare: “Noi non saremmo realisti e non saremmo quindi capaci di fare politica se partissimo dal presupposto che l’Italia sia un Paese sovrano. L’Italia non è un Paese sovrano. Dobbiamo accettare questa verità tragica e dobbiamo sapere che questa verità risale al 3 settembre 1943, il giorno in cui l’Italia sia arrese senza condizioni agli alleati in presenza di un rappresentante della Corona inglese e di un rappresentante degli Stati Uniti d’America che avevano favorito, con la Mafia newyorkese, lo sbarco degli alleati in Sicilia. Con un rappresentante della Massoneria inglese, del Vaticano e, qualcuno dice, anche di Cosa nostra (e posso pensare che sia vero). Questi patti vennero ratificati da De Gasperi nel 1947 con clausole segrete, poi diventate pubbliche, per le quali si sa che non si può diventare ne Capo dello Stato né Presidente del Consiglio in Italia senza avere il beneplacito delle potenze vincitrici, in questo caso la Corona inglese e gli Stati Uniti d’America”. Tornando al presente: “È scontato che Giorgia Meloni, se non avesse avuto il placet di chi stiamo dicendo, non sarebbe potuta diventare il Presidente del Consiglio. Fare politica in una colonia esige delle avvertenze e dei presupposti di base. Si può farlo, ma bisogna sapere che si sta facendo politica in una colonia e bisogna dichiarare agli elettori che si sta facendo politica in una colonia. Se non si risolve questo equivoco di base non si può fare nulla né di efficace né di libero. Quindi io direi che la grande funzione dei partiti nell’area del dissenso, che non sono asserviti ai colonizzatori, è quella di esprimere proposte che vanno al di là delle pure affermazioni dichiarative. Io propongo che questo milione di persone, perché di questo stiamo parlando, che non sono poche se ci pensate e che sono state raccolte in un mese e mezzo o poco più, esprima quello che definisco ambiziosamente un governo ombra. Questo vuol dire che su ogni questione esprima una posizione tecnica. Una posizione tecnica, ragionevole e sostenuta dalle posizioni dei dirigenti politici di una colonia”.

Tornando al presente

“Il politico deve essere il rappresentante dell’azionariato popolare. Questo se fossimo in una democrazia di un Paese sovrano: cosa che non siamo. Vorrei fare due riflessioni. Una riguarda il perché questo paese oggi si trova ad avere una classe politica che non ha recepito, purtroppo, quanto avremmo voluto – ma non in maniera disastrosa come qualcuno vorrebbe far credere – le istanze che sono emerse nelle folle della psico-info-pandemia e nella vaccinazione di massa criminale. E l’altra riguarda la ragione del risultato – evidentemente deludente per qualcuno – che deve ricordarci che la somma dei voti delle liste del dissenso ha raggiunto i livelli di voti che la Meloni ha realizzato nel 2018. Questo per dire che, la politica, quando deve spostare masse di voti ha bisogno di tempo, di pazienza, di resistenza, di caparbietà e soprattutto di una visione realistica delle cose. Credo che non avremo un grandissimo Governo. Temo di no per il fatto che troppo terribili sono le spinte e le controspinte. I voti raggiunti dalle quattro liste del dissenso possono rappresentare una base importante? Possono farlo se non hanno come soluzione quella di consolidare delle micro sigle di micro partiti ma quella di tallonare, con un grande sforzo, il Governo – che potrebbe teoricamente essere meno ostile di quello del PD – con delle proposte concrete soprattutto sulle questioni rispetto alle quali le liste del dissenso esprimono valori forti”.

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