Variando la notissima formula di Benedetto Croce, il mondo contemporaneo non può e non vuole dirsi cristiano. Sotto le insegne del nichilismo compiuto del capitalismo divenuto ormai nuovo soggetto della storia umana, il mondo contemporaneo chiede al cristianesimo stesso la propria rinunzia a sé, e fa questa richiesta dimodoché il cristianesimo, rinunziando a sé, possa essere ancora accettato in una forma portata all’altezza dei tempi, cioè despiritualizzata e deteologizzata.
In sostanza il capitalismo, lo spirito del nostro tempo, la civiltà della tecnica, dice al cristianesimo: “Se vuoi essere accettato devi negare te stesso“, diventare a tratti indistinguibile dalle molteplici voci che animano il dibattito idealmente pluralistico e realmente monologico dell’industria culturale.
Sotto questo riguardo, il pensiero unico politicamente corretto, sul piano teologico si dispone come pensiero unico teologicamente corretto, vale a dire come sovrastruttura di completamento ideale della struttura del mondo a reificazione integrale.
Con il pontificato di Bergoglio, la voce del Papa diviene una delle tante che popolano il crepitio del suo monologo fintamente pluralistico, ove tutti i punti di vista e le prospettive non sono altro se non variazioni del messaggio unico infinitamente frammentato.
In coerenza con la cornice del nuovo spirito del mondo quale si è venuto istituendo a partire dagli anni ’60 del secolo breve, il capitalismo – lo sappiamo – procede annichilendo ogni limite che possa ostacolarne o anche solo rallentarne la logica di sviluppo e di riproduzione. Quale logica? Quella della colonizzazione senza residui del reale e del simbolico. Ciò secondo il ritmo di quella omnimercificazione che ha come obiettivo ultimo soltanto l’illimitata (e illimitabile) volontà di potenza, e che ha al tempo stesso come fondamento l’abbattimento di ogni limite materiale o immateriale.
Il turbocapitalismo si fa assoluto, cioè perfettamente compiuto, allorché diviene ‘sciolto da’ (‘solutus ab‘), svincolato da ogni limite che possa contenerlo, disciplinarlo e magari anche frenarne l’avanzata.
Per questo il turbocapitalismo senza frontiere deve abbattere il limite in senso politico (lo stato sovrano); deve abbattere quella sovranità spirituale legata alle identità culturali; deve abbattere il pensiero critico e la capacità di utilizzare la propria testa (sovranità mentale) e poi deve abbattere la religione della trascendenza (il cristianesimo, nel nostro caso), producendo la sdivinizzazione del mondo.
L’aveva già colto Pasolini negli anni ’60: il capitalismo non ha più bisogno del cristianesimo, non deve più scendere a patti con lui e magari usarlo come instrumentum regni. Deve abbatterlo – insieme alla Chiesa – per abbattere qualsiasi limite spirituale, oltre che materiale e politico.
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