La Juventus perde 4-3 con il Benfica, ma la stampa italiana si spacca. Il tema non è l’uscita prematura dalla Champions League, prima volta dal 2014, prima volta per Max Allegri. A tenere banco, gli ultimi 20 minuti di partita. Da una situazione di 4-1 e un dominio incontrastato dei portoghesi, i cambi del tecnico toscano hanno ribaltato l’inerzia della gara, portando a due gol in due minuti (Milik-McKennie) e a una supremazia territoriale juventina impensabile fino al 70′.
Cosa è cambiato nel gioco della Juventus? Non il modulo, rimasto invariato, ma gli interpreti, il contesto, l’attitudine. Usciti un impresentabile Bonucci e il distratto Cuadrado, che aveva sulla coscienza il rigore del provvisorio 2-1, insieme a Kostic e Vlahovic, a ridare linfa ai bianconeri sono stati il “solito” Milik (2 gol tra andata e ritorno ai lusitani) e due classe 2003, Soulé e Iling.
In particolare, l’esterno sinistro, subentrato a Kostic, ha cambiato il volto della partita. Prima l’assist per il gol di Milik, poi la palla in mezzo che ha portato al 4-3 di McKennie, infine un pallone al bacio per Soulé che ha malamente ciccato la conclusione. Tutt’altra attitudine rispetto ai titolari, che hanno avuto un atteggiamento molle (soprattutto nel secondo tempo).
Merito di Allegri? Speranza per il prosieguo della stagione? Più che questo, i 20′ finali di fuoco della Juventus sono da attribuire alla voglia di spaccare il mondo e alla spregiudicatezza dei giovanissimi, che non avevano nulla da perdere e tutto da dimostrare. A questo vanno aggiunti il momento di appagamento del Benfica, che dopo il quarto gol si è abbassato molto e ha rallentato i ritmi, e l’uscita dal campo di giocatori (Bonucci su tutti) che stanno vivendo da inizio stagione un forte momento di appannamento. La reazione finale, dunque, è fumo negli occhi che nasconde un dato evidente: la Juventus, in Champions, ha perso 4 partite su 5 e lo ha fatto contro squadre che andavano al doppio della velocità. Maccabi Haifa compreso.
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