Non si insisterà mai a sufficienza sull’assurdità palese dell’odierno antifascismo in assenza di fascismo a sinistra che trova il suo corrispettivo nell’anticomunismo in assenza di comunismo a destra. Come disse il mio maestro Costanzo Preve: ‘Il messaggio è irricevibile quando il destinatario è irriformabile’. In effetti oggi il destinatario è irriformabile dacché si tratta dell’uomo post identitario totalmente amministrato dai processi della produzione tecnico-capitalistica e ridotto a guscio inerme disponibile per la volontà di potenza illimitatamente potenziandosi. L’uomo contemporaneo in effetti è un burattino totalmente disponibile per i processi della produzione e questo burattino viene adeguatamente amministrato nella misura in cui è indotto a orientarsi con mappe che non solo non permettono di comprendere l’accidentato territorio della globalizzazione nel quale ci troviamo ma anzi rendono impossibile preventivamente ogni capacità di intendere, di comprendere e di criticare la realtà stessa.
In sostanza l’antifascismo in assenza di fascismo e l’anticomunismo in assenza di comunismo sono due dei tratti salienti del nostro presente e sono categorie buone soltanto a giustificare il neoliberismo come unica realtà consentita, rispetto alla quale ogni deviazione verso sinistra viene percepita come ricaduta nell’orrendo genocidario comunismo-stalinista e ogni ricaduta divergente verso destra viene a sua volta percepita e condannata come reflusso nell’orrendo genocidario fascismo novecentesco. In questa maniera è preventivamente bloccata ogni possibilità di innovazione teorica, subito delegittimata con suddette categorie e al tempo stesso viene sempre da capo riaffermata l’adesione necessitata al paradigma neoliberale, l’unico consentito, permesso e l’unico al quale tutte le forze dello specchio elettorale e vuoi anche dell’elaborazione intellettuale debbano adeguarsi. Pena appunto l’essere screditate come fasciste o come comuniste e dunque marginalizzate, sì perché nel tempo della globalizzazione e della tirannia glamour dei mercati e della tecnica, i dissenzienti non vengono mandati sul rogo come accadde a Giordano Bruno, non viene loro somministrata la Cicuta, come accadde a Socrate. Semplicemente vengono ostracizzati, demonizzati, marginalizzati e financo esclusi da ogni dibattito pubblico mediante l’impiego di categorie della neolingua mercatista neoliberale, buona soltanto a delegittimare aprioricamente ogni dibattito e financo la stessa possibilità di intervenire nel pubblico discorso da parte di chi viene etichettato da suddette categorie.
Ora è del tutto evidente che la destra bluette accusa la sinistra fucsia di essere comunista e proprio mentre per converso la sinistra fucsia accusa la destra bluette di essere fascista, in realtà abbiamo una destra bluette neoliberale e una sinistra fucsia neoliberale che sono l’una la copia dell’altra, cosicché in realtà non è comunista l’una come non è fascista l’altra perché entrambe sono immagini vivente del neoliberismo, quasi come in un gioco di specchi tragico e quasi comico mentre si accusano reciprocamente di fascismo e comunismo, in realtà sono totalmente interne entrambe nel paradigma neoliberale di riferimento. L’unico ammesso nel totalitarismo glamour dei mercati che, a differenza dei totalitarismi passati, che imponevano il partito unico ammette una pluralità di partiti, i quali però debbono essere tutti partiti neoliberali cosicché il partito unico si finge plurale, senza in realtà essere tale.
Ecco svelato l’arcano dell’anticomunismo in assenza di comunismo e dell’antifascismo in assenza di fascismo. Risorse simboliche di legittimazione del neoliberismo e del suo partito unico articolato. Articolato dacché esistente nella pluralità caleidoscopica di partiti e partitini, tutti egualmente neoliberali, unico dacché in realtà vi è un unico partito neoliberale che quanto più si finge plurale, tanto più nega la pluralità delegittimando ogni visione che non sia quella neoliberale subito diffamandola insieme come fascista e come comunista o magari anche come rosso-bruna per impiegare una categoria squisitamente prodotto dalla lingua neoliberista.
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