Sul tetto al prezzo del gas sto sentendo le cose più disparate, alcune palesemente false, altre totalmente inapplicabili nel breve periodo.
Innanzitutto andrebbe detto che il tetto al prezzo del gas implica una compensazione della cifra da parte dello Stato. Andrebbe anche detto che l’Unione Europea non contempla aiuti di Stato alle aziende, quindi sarebbero sempre i contribuenti a dover pagare. Il price gap oltretutto non colpirebbe solo il gas importato dalla Russia ma tutto il gas scambiato in Borsa, anche quello proveniente dalla Norvegia o dall’Algeria, paesi che con il price gap troverebbero più vantaggioso esportare fuori dell’Europa: quindi avremmo poi un problema di razionamento passando dalla padella alla brace.
Quello che bisognerebbe fare – e anche questo è un tema che quasi nessuno vuole affrontare – è cambiare il folle meccanismo di formazione dei prezzi del gas, perché è l’unico modo per evitare e scongiurare speculazioni future. Il problema è che per cambiare il meccanismo di formazione dei prezzi servirebbero anni. Dato che noi abbiamo bisogno di misure attuabili nell’immediato perché stiamo andando incontro ad un economicidio – stiamo per radere al suolo le aziende – l’unica risposta immediata, quella che nessuno vuole intraprendere tranne ovviamente noi di Italexit e qualcun altro partito di opposizione: è togliere le sanzioni alla Russia e riprendere il dialogo con chi è stato il nostro primo fornitore di gas, ossia con la Russia.
Non c’è altra soluzione possibile e applicabile nell’immediato per l’interesse nazionale. Bisogna dire immediatamente di “no” alle sanzioni alla Russia e riprendere il dialogo, evitando, in questo modo, che la guerra e le sanzioni vengano strumentalizzate in Borsa per le speculazioni che poi si riversano sulle spalle dei cittadini e delle aziende italiane.
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