Petrachi ▷ “Vi racconto come ho ‘scoperto’ Immobile”

Veniva dalla sua versione rossoblu (appena strigliata di bianconero). Quella meno splendente. Quella meno redditizia e cinica sotto porta. Eppure Ciro Immobile, nella seguente sessione di mercato 13/14, avrebbe trovato qualcuno che credeva ci fosse ben più da mostrare. Si chiamava Gianluca Petrachi, allora Ds del Toro, e forse non sapeva neppure lui di aver scommesso sul futuro capocannoniere in granata e scarpa d’oro in biancoceleste, nonché campione d’Europa in azzurro.
Ma come giunse quell’intuizione? Lo abbiamo chiesto al diretto interessato a ‘Radio Radio Lo Sport’.

La scoperta

“Effettivamente veniva da un anno disgraziato dal punto di vista tecnico, perché a Genova aveva fatto 3 gol e subiva la concorrenza. A Ciro vedevo una sana ignoranza calcistica, era un giocatore che non si risparmiava mai e soprattutto sapeva attaccare la profondità come pochi. Aveva questa scaltrezza nello smarcarsi e attaccare la profondità che a pochi attaccanti avevo visto, e soprattutto vedeva la porta: sa benissimo dov’è, quando è posizionato di schiena sa dov’è per girarsi e imbucarla. Poi è un ragazzo umile, ha sempre voglia di imparare, se diventa capocannoniere o vince la Scarpa d’oro sta lì a cercare di imparare, e questo la dice lunga su che giocatore è”.

Immobile azzurro

“Credo che Mancini dai suoi attaccanti voglia determinate cose e purtroppo Immobile non presenta le caratteristiche dell’attaccante che piace a Mancini. Raspadori sarebbe l’attaccante ideale per come vede il calcio Mancini (per come penso che lui lo veda). Non tutti giocano per far fare gol a Immobile in Nazionale, si gioca a livello corale. Magari lavorandoci un po’ di più Mancini potrebbe sfruttare meglio le caratteristiche del giocatore, anche cercando di modificare qualcosa per quello che è il suo credo calcistico, perché Immobile resta estremamente intelligente e può essere una risorsa per la nazionale”.

Andrebbe alla Lazio?

“Mi ritengo un professionista ed è evidente che non potrei non pensare di andare alla Lazio. Se oggi mi chiedeste se da leccese penso di andare al Bari ci penserei, anche perché c’è un campanilismo che è anche l’essenza del calcio, però un professionista deve guardare oltre e deve pensare a fare il proprio lavoro”.

Alessio De Paolis

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