Draghi ‘statista dell’anno’ esaltato da Kissinger ▷ Il focus con Alessandro Meluzzi e Fabio Duranti

Quello che è accaduto negli ultimi mesi lo abbiamo visto tutti, come tutti conosciamo la storia del Britannia (vedi privatizzazioni e derivati) e tutti gli incarichi nel privato – poi nel pubblico – che hanno fatto di Mario Draghi ciò che è oggi: “un ottimo affarista“, diremmo senza scomodare Cossiga.
Per qualcuno è anche altro oltre questo, tra cui “miglior statista dell’anno”, come recita il premio ritirato a New York nella giornata di ieri. Tante le prosopopee dedicate all’ex governatore BCE, dal Ceo di Blackstone come riporta Repubblica, al 99enne Henry Kissinger, di cui pure la storia è nota e non ha bisogno di presentazioni.

Una storia che è evidentemente simile e paragonabile a quella del premier uscente, mossa magari dagli stessi propositi. Probabilmente è anche per questo che ad un certo punto l’ex segretario di Stato ha voluto fare il suo de profundis pubblicamente, lodando Draghi “per la sua credibilità, visione e leadership” oltre che per la sua “capacità di analisi e il suo coraggio”. Poi una battuta dal tono semi-serio: “Ogni volta che si è ritirato è sempre stata una pausa, mai un ritiro permanente”.
Agli elogi magniloqui di Kissinger si sono accompagnati grandi sforzi d’inchiostro il giorno dopo: sulle prime pagine il premier fa sfoggio del trofeo biforcuto, accompagnato da parole altisonanti: “Con te il mondo ha fiducia nell’Italia”, si legge.

Non la pensava così il già citato Francesco Cossiga, come il suo ‘allievo’ storico Alessandro Meluzzi: “Mi stupisce questa quiescenza totale all’autodistruzione degli italiani“, commenta”, ma certo non possiamo dimenticare che Kissinger, quando incontrò Moro – che voleva fare un governo di unità nazionale e stampare moneta – lo allertò: ‘Caro dottor Moro, lo sa che lei sta rischiando molto?“

L’analisi di Alessandro Meluzzi e Fabio Duranti a ‘Un Giorno Speciale’.

Un Giorno Speciale

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