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Politica

Il diritto di parlare, Paragone ▷ “Devono capire che il cittadino non è dello Stato, ma è lo Stato!”

All’indomani della caduta del Governo Draghi, che ha portato a guerre fratricide e spaccature all’interno dei partiti, si apre una campagna elettorale senza esclusione di colpi. A far discutere, di recente, le parole di Renato Brunetta, che dopo aver abbandonato Forza Italia ha rilasciato un’intervista in cui lamentava le prese in giro dovute alla sua statura. Gianluigi Paragone non ci sta: “Io me le ricordo le parole di Brunetta quando diceva che il tampone dovesse fare male, proprio lui che dice di essere un liberale e di aver sofferto perché lo chiamavano ‘nano’: ma tu, Brunetta, quanto dolore hai provocato nelle persone? E godevi di quel dolore perché si vedeva la faccia di uno che stava godendo mentre augurava il male altrui. Poi mi viene a dire ‘quanto ho sofferto che mi chiamavano nano‘: ma allora aveva proprio ragione De André, alla luce della cattiveria espressa da questo signore. Un signore che addirittura davanti a un lavoratore ha detto ‘ma lei non ha diritto di parlare’: cioè, un Ministro che toglie la parola a un cittadino!”.

Secondo il Segretario di Italexit, l’atteggiamento quasi sadico di Brunetta non sarebbe altro che il riflesso di un modus operandi ben preciso dell’ex Governatore della Banca Centrale Europea: “Questa era la didascalia del sistema di Draghi, il sistema di una politica che è corrotta culturalmente, che ti nega il diritto di parola, la libertà, il lavoro, il diritto a essere libero. Ma noi dobbiamo far capire a queste persone che il cittadino non è dello Stato, il cittadino è lo Stato: questa è la discriminante della nostra campagna elettorale. Chi ha votato con Draghi ha votato delle norme ispirate a un concetto filosofico e culturale per cui il cittadino è proprietà dello Stato: se tu non ti vaccini, sei fuori dal lavoro. La nostra idea di fondo – che vale più del programma – è che il cittadino è lo Stato, e non può essere imprigionato da norme e burocrazia”.

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