Le tempistiche delle elezioni rischiano di minare l’effettivo pluralismo democratico? La scelta del Capo dello Stato di accelerare i tempi dopo la caduta del governo Draghi ha preso in contropiede le nuove formazioni politiche. Per i nuovi partiti che si presentano alle urne sarà infatti necessario presentare in tempi estremamente stringenti le firme necessarie per potersi sottoporre al giudizio popolare.
Tale meccanismo, non richiesto per i partiti già presenti in Parlamento, rischierebbe in tal modo di lasciare fuori dall’agone politico numerose formazioni neo-costituite e rappresentanti di uno spirito d’opposizione rispetto alla c.d. agenda Draghi. Si verrebbe allora delineando uno scenario privo di una rappresentanza realmente vitale e completa dell’elettorato italiano, favorendo in realtà lo status quo rappresentato dalle formazioni sostenitrici dell’attuale governo.
Solo una partecipazione completa e piena al voto sia nell’elettorato attivo che passivo può definirsi, nei fatti, un processo pienamente democratico. Proprio da tale riflessione nasce l’appello di Fabio Duranti ad una modifica, visto l’eccezionalità del caso, del regolamento della raccolta firme e di una maggiore esposizione mediatica di quelle forze che ora devono affrontare una corsa contro il tempo.
L’intervento di Fabio Duranti
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