Attualità

Editoriale politico ▷ Duranti: “Chi scalcia per un posticino oggi rischia di fare il loro gioco”

In questo clima di campagna elettorale che si è andato profilando, l’agitazione è tale da creare tumulti e giravolte di ogni tipo, aggravate dal sistema della raccolta firme obbligatoria imposta solo ad alcune formazioni. Il rischio, come spesso accade, è che per tenere (od ottenere) la poltrona, si possa perdere di vista l’obiettivo finale: la ‘cosa publica’. “Adesso ci sono le elezioni e stanno scendendo in campo una serie di formazioni, che tra l’altro hanno l’ingrato onere di dover raccogliere delle firme. Questo è il colpo di coda di un Governo di dittatori, sostanzialmente, che vogliono a tutti i costi imporre la loro linea, le loro persone e far sì che queste rimangano, quindi non vogliono altri scontri: c’è un grande fermento. In questo fermento, chi scalcia per un posticino oggi rischia di fare il loro gioco: ci sono soggetti nel mondo dove la maggior parte delle persone si vuole ribellare pacificamente ma in modo deciso a questo andazzo che non può funzionare, a questo pensiero unico, a questo mainstream che vuole a tutti i costi imporre le proprie regole (guardate quello che è successo negli ultimi due anni con risultati disastrosi sia dal punto di vista sanitario che economico, per cui siamo un Paese allo stremo, con la classe media che è scomparsa). Quindi immaginate il nostro Paese distrutto da una classe politica che oggi vuole conservare il suo posto. Ci sono molte forze e molte persone di buona volontà che vogliono contrapporsi, molte di loro stanno anche rinunciando al loro lavoro per mettersi in gioco perché ritengono sia più opportuno provare a tirar via questa gentaccia, spiega Fabio Duranti.

Ma a preoccupare non è solo il vecchio caro e insano opportunismo, guidato dal più bieco interesse personale: “In tutto questo c’è un problema: le persone dall’altra parte, cioè quelle comuni, poi si lasciano andare anche a delle critiche che sono assolutamente controproducenti e che non dovrebbero esistere se la vera causa è quella del rifavorire il pluralismo. Signori, tornate un attimo in voi: tutte queste persone che si lamentano di cose come ‘doveva essere un gruppo unico’ dovrebbero tornare sui libri e studiare la Storia. Non si possono unire tutte le persone in un’Armata Brancaleone totalmente inutile: ci sono persone che hanno un ideale di base, magari comune, ma idee poi diverse su alcune questioni, ed è giusto che anche all’interno di un’area di dissenso rispetto al movimento unico ci siano diverse anime, ed è bellissimo che sia così, in modo tale che le persone poi possano scegliere quell’area ideologica più consona a loro invece che non andare a votare. Forse siamo oltre il 50% di persone che non andranno a votare o che non sono andate a votare. Se quindi si generano forze politiche che non sono riconducibili a quelle del pensiero unico, ma che hanno anime diverse all’interno, questo si chiama ‘democrazia’, ‘pluralismo’. Io, personalmente, mi fido molto di più delle persone che non insultano, anche se non sono d’accordo con loro”.

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