“Non usate gli antinfiammatori“: è il titolo che troneggiava su un noto quotidiano nazionale in riferimento alle parole del virologo Galli. Il virgolettato risale ai primi mesi pandemici e, sebbene una direttiva chiara non sia mai stata data a livello istituzionale (ora i fact checker giocano su questo) fino a poco tempo fa l’uso di antinfiammatori conosceva un certo scetticismo da parte degli esperti più messi in luce.
Lo ha ricordato anche il Prof. Paolo Becchi, che ha incalzato il ministro Speranza sul suo profilo Twitter riferendosi ai numerosi proclami su come curarsi nei quali però manca la parola ‘antinfiammatori’. La prova? Molte, una su tutte una circolare con le linee guida per i primi sintomi del novembre 2020 nella quale degli antinfiammatori non c’è traccia.
Evidentemente la verità che si evince anche dal nuovo studio di The Lancet non è andata giù a molti, tanto da chiedere il licenziamento di chi la ricorda a Speranza e sodali. E’ il caso del giornalista Luca Bottura, il cui attacco nei confronti di Becchi è diretto: “Volevo chiedere a @UniGenova se questo fenomeno insegna ancora da loro”, scrive. Dopo il cinguettio al veleno valanghe di like ma anche di contestazioni e esternazioni solidali nei confronti del docente che, ammesso che sbagli (non secondo The Lancet), dovrebbe davvero pagare un’opinione con il posto di lavoro?
Pronta la replica del Prof. ai microfoni di Stefano Molinari.
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