Tornano d’attualità le cosiddette “liste di proscrizione”. Dopo i dossier del Copasir pubblicati dal Corriere della Sera, ora un nuovo elenco di “putiniani” è stato presentato alla Camera.
Questo nuovo rapporto – giunto in Parlamento per mano di alcuni membri appartenenti al Pd e +Europa – rimpolpa le “liste di proscrizione” con nomi molto noti del panorama mediatico italiano.
Spiccano Corrado Augias, giornalista e conduttore televisivo, e diversi giornalisti della Rai, tra cui Sigfrido Ranucci, conduttore di Report. L’accusa? Essere filo-Putin e diffondere “speculazioni e contenuti propagandistici”. Da ricordare che la prima lista ha puntato i riflettori su nomi importanti la cui unica colpa si è rivelata essere quella di aver posto all’attenzione dei media domande e questioni ancora oggi irrisolte.
Nuovi guai quindi per Ranucci che ospite in trasmissione ha affrontato la questione ricordando come, contemporaneamente alla lista dei filo-putiniani, è finito anche nel mirino del Cremlino dopo la puntata di Report andata in onda il 9 maggio scorso. Mosca ha infatti denunciato il tentativo “di denigrare l’assistenza della Russia durante la pandemia di Covid”. Secondo il ministero degli Esteri russo: “la trasmissione ha mandato in onda un lavoro di propaganda di basso livello“. Effetto visibile del gran lavoro svolto dalla redazione, a detta del conduttore.
Sentite il suo commento a “Un Giorno Speciale”.
“Il nome di Report e il mio in particolare è finito nella lista dei putiniani, che è stata presentata pochi giorni fa in Parlamento ma si erano dimenticati che io pochi giorni prima ero finito pure nella lista di Putin come quelli che erano i nemici della Russia. Questo a me fa pensare solo che io ho fatto bene il mio lavoro. Per farti capire quanto sia parziale l’analisi e quanto sia approssimativo il lavoro che è stato fatto da queste persone”.
“Posso fare delle considerazioni generiche. Noi abbiamo notato questo: la pandemia ha evidenziato delle criticità del nostro sistema sanitario.
Io credo che il Ministro della Salute debba avere una grande preparazione medica perché altrimenti è in balia completa di quello che dicono i vari direttori generali, di quello che dicono i vari specialisti. E che debba avere la forza e l’indipendenza per poter imporre determinate scelte, credo che andrebbe rivisto il titolo quinto della Costituzione. Credo anche andrebbe rivista completamente la logica delle promozioni e delle nomine dei manager all’interno delle varie Asl. Perché altrimenti noi rischieremo, con il PNRR e con la possibilità di avere investimenti importanti nella digitalizzazione del paese, di affrontare un tema importante che potrebbe essere risolutivo per molte parti, come quello della sanità 4.0, e di non avere le competenze necessarie per usare tutti i soldi e per modificare seriamente dalle radici il nostro sistema sanitario”.
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