Uno dei dogmi dell’economia capitalistica è quello di non parlare mai della domanda, in particolare quella aggregata. Sostenuta cioè dagli investimenti pubblici, la cui finalità primaria è quella di sostenere la piena occupazione che la stessa non sia obiettivo dei Governi è cosa pacifica e risaputa, accettata e sostituita da obiettivi di natura finanziaria, come ad esempio il pareggio di bilancio pubblico o il mantenimento di assurdi e antiscientifici rapporti tra il debito e il PIL di un paese.
La disoccupazione è anzi considerata uno scotto da pagare, un obolo, un sacrifico pagano al dio mercato e alla dea speculazione. Nella mia visione di economia, quella che io chiamo umanistica, non mi illudo nel ruolo salvifico dello Stato ma riconosco che l’intervento dello Stato in economia sia necessario e doveroso.
Io cerco di sfatare alcune cose che ho letto: lo scopo di uno Stato non è quello di tenere sotto controllo i tassi di interesse o fare manovre finanziarie, queste sono operazioni strumentali. Finché non capiamo che abbiamo cambiato l’obiettivo con lo strumento, non capiamo che le cose vanno male per questo. Gli obiettivi non sono più garantire la piena occupazione e i servizi pubblici ma sono invece quelli di garantire che poche persone sono sempre più ricche e tante altre sempre più povere.
Malvezzi Quotidiani – Pillole di Economia Umanistica con Valerio Malvezzi
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