“Con questo Governo abbiamo fatto un passaggio ulteriore, dopo la post-democrazia. Abbiamo assistito negli ultimi venti-venticinque anni a una strage della democrazia. La post-democrazia è quella che conserva le forme ma elimina la sostanza. Ora stiamo facendo un passo ulteriore: il Parlamento è diventato assolutamente superfluo e anche oggetto di un palese disprezzo, Draghi ha governato disprezzando il Parlamento. E il Parlamento si è lasciato disprezzare”. Così Angelo D’Orsi, storico e giornalista, già Ordinario di Storia del pensiero politico presso l’Università di Torino, a proposito delle comunicazioni rese da Mario Draghi al Senato.
“Questo mi fa venire in mente il discorso mussoliniano alla Camera, quando il Duce insulta la Camera e questa non solo gli dà la fiducia, ma anche i pieni poteri. E questo è stato il primo tentativo nel suo genere nella storia d’Italia. Poi c’è stato quello fallimentare di Salvini. E adesso Draghi ha chiesto la stessa cosa, seppure in un’altra forma. Ci sono stati tanti episodi in cui Draghi ha mostrato il disinteresse per la funzione democratica”.
“Se dovessi fare una gerarchia delle motivazioni per cui non voglio Draghi, spicca la partecipazione italiana decisa da Biden, dall’Ue e dalla Nato alla guerra, perché di fatto siamo cobelligeranti. E poi, il fatto che un economista che si ritiene autorevole non si renda conto che il prezzo più alto delle sanzioni lo paga l’Italia. Trovo sconcertante che i rappresentanti del popolo non si rendano conto di tutto questo, di un Governo che lavora contro gli interessi nazionali. Questo è un Governo che si sarebbe definito all’epoca ‘anti-popolare'”.
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