Guerra e propaganda: poca verità e troppa manipolazione. Allo scoppio della prima, la seconda segue come logica conseguenza, presupposto fondamentale per lo svolgimento del conflitto. Da una fazione e dall’altra non si risparmiano i colpi che orientano l’opinione pubblica, anche se dalle nostre parti si fa fatica ad accettarlo. Solo la narrazione che parte della Russia, per intenderci quella sull'”operazione militare speciale” e sulla “denazificazione” viene ostracizzata e criminalizzata. Quella che prende piede in Occidente, forse più subdolo perché mascherato dall’ipocrisia democratica, non subisce lo stesso trattamento.
Che le testate giornalistiche più lette e più viste abbiano interessi ulteriori all’informazione imparziale, magari legati anche alla guerra e alla produzione di materiale bellico, riscuote minore impatto. Ancora più sottovalutato è il potenziale che le stesse hanno di influenzare le opinioni dei cittadini, utilizzando ogni mezzo a loro disposizione. Tra questi rientra anche la raffigurazione del leader del Paese invaso, nel nostro caso Volodimir Zelens’kij, come un vero e proprio statista degno della migliore tradizione politica. Per dipingere il presidente ucraino a livello di Churchil, Roosevelt o di altri uomini che hanno fatto la nostra storia il mainstream sta ricorrendo a tutte le armi possibili. Una delle trovate più assurde porta la firma del Gruppo Gedi che ha pubblicato il libro “Per l’Ucraina”, una raccolta dei discorsi alla Nazionale dell’uomo di Kiev.
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