Niente mascherine: “contrordine compagni!”
L’ultima retromarcia di una lunga serie di strane manovre pandemiche viene direttamente dalle schede del referendum. Domenica 12 giugno non ci sarà dunque bisogno di indossare mascherine per rispondere ai cinque quesiti referendari in fatto di giustizia, l’uso del presidio medico resta “fortemente raccomandato“: una formula a cui ormai abbiamo fatto l’abitudine, visto l’andazzo dell’ultimo biennio, ma che non manca di far vedere tutti i suoi punti deboli e contraddittori. La questione, a virus sopito, ha fatto comunque accendere gli animi anche nel corso del nostro palinsesto. Per l’editorialista ed ex inviato di guerra Marco Guidi la notizia del decaduto obbligo farebbe “felici un mucchio di nevrotici”. “Se ho offeso qualcuno mi dispiace”, ha detto in seguito Guidi, incentivato da Fabio Duranti a correggere il tiro per la descrizione nella quale molti potrebbero ragionevolmente non ritrovarsi.
Le enormi sofferenze causate dalle restrizioni e i disagi psicologici scaturiti – senza contare l’enorme prezzo a cui è stata fissata la libertà – sembrano già eclissati, vista la situazione apparentemente più serena degli ultimi mesi, ma rendono il peso delle considerazioni più gravoso. “Convincere le persone, anche con parole forti, è un conto; insultare è un altro”: chiaro il limite da non oltrepassare secondo Duranti, ma mai troppo netto da vedere.
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